Enìa e Iride inventano la fusione fredda


22 SET 2009 – La prevista fusione tra le grandi multi-utility di Emilia, Liguria e Piemonte rischia di cadere all’ultimo ostacolo, quello più importante. Dopo mesi di travaglio (soprattutto pre-elettorale) il consiglio dei ministri ha fissato le nuove regole per il calcolo di quanto Iride (la società che riunisce le municipalizzate di Genova e Torino) deve allo Stato. Ancora non sono state rese note cifre esatte, ma i manager delle società coinvolte nella fusione prevedono un debito altissimo: circa 130 milioni. Più di quattro volte quello preso in considerazione al momento della decisione di fondersi con Enìa (la multiutility emiliana).Alla fine di aprile l’assemblea degli azionisti di Iride aveva approvato il progetto di fusione per incorporazione con Enìa. Il risultato avrebbe dovuto essere la terza multiutility italiana dopo A2A e Acea. I principali punti di forza dell’aggregazione sono rappresentati dalla complementarità nei settori dell’energia elettrica e del gas e dalla capacità di ulteriore sviluppo nel settore dell’energia; dalla leadership nazionale nella cogenerazione e nel teleriscaldamento, dalla posizione di rilievo – terzo operatore nazionale – nei servizi idrici e ambientali.Il progetto di integrazione tra Iride ed Enìa dovrebbe dare vita a un gruppo con oltre 1,7 milioni di clienti serviti nel settore energetico e oltre 2,4 milioni nel ciclo idrico e ambientale con ricavi, consolidati pro-forma sui risultati 2008, pari a 3.837 milioni di euro. Il rapporto di cambio (che adesso però non ha più alcun valore) era stato fissato in 4,2 azioni Iride ogni azione Enia.Sul piano politico se saltasse l’accordo le conseguenze sarebbero molto pesanti per i sindaci di Reggio Emilia Delrio, di Parma Vignali e di Piacenza Reggi. I tre primi cittadini emiliani nei giorni scorsi hanno incontrato i vertici di Enìa per avere chiarimenti ma finché non sarà chiara l’entità del debito di Iride, questi chiarimenti non ci potranno essere. A Reggio Emilia una bella fetta di campagna elettorale è stata fatta proprio sulla fusione Iride-Enìa. L’ex Ad di Enìa, Uris Cantarelli, aveva attaccato pesantemente la giunta Delrio e la sua lista aveva candidato l’ex sindaco Ds di Reggio, Antonella Spaggiari (compagna di Cantarelli), proprio contro il centrosinistra. Spaggiari è uscita pesantemente sconfitta dalla competizione elettorale. Ma adesso il rischio è che quello che in campagna elettorale era stato presentato dal sindaco Delrio come una fonte di introiti per il comune di Reggio (e la situazione è la stessa per Parma e Piacenza) diventi invece un salasso per le casse comunali chiamate a ripianare un debito assolutamente imprevisto.Il pasticciaccio brutto ha origine in realtà dalle nuove regole fissate dall’Unione europea sulla moratoria fiscale. Regole che comporteranno debiti pesanti anche per A2A (100 milioni di euro) e per Hera (50 milioni di euro). Per quanto riguarda Iride è un vero e proprio fulmine a ciel sereno in quanto a suo tempo la società di revisione Deloitte aveva fissato proprio nella cifra di 30 milioni il debito verso lo Stato e su questa relazione era stata impostata tutta la complessa operazione. Vie di uscita per il momento non se ne vedono, anche perché se una delle parti decidesse di recedere dai patti si troverebbe a pagare comunque i danni della mancata fusione. Insomma, ad oggi a fare le spese della fusione virtuale saranno le casse comunali di Reggio Emilia, Piacenza e Parma.

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