Energia, la Regione promossa con riserva da Legambiente


BOLOGNA, 21 GIU. 2011 – Promossa, ma con riserva. Legambiente Emilia-Romagna commenta positivamente gli impegni della Regione sulle rinnovabili contenuti nell’attuazione 2011-13 del Piano energetico, "ma restano dubbi – scrive in una nota – sul raggiungimento dell’obiettivo Ue di riduzione della CO2" e "rimane urgente la pubblicazione delle linee guida sugli impianti ad energia alternativa". Positivi anche gli impegni per l’innovazione e le attività di comunicazione e sensibilizzazione dei cittadini, la Regione é invece "troppo cauta sul risparmio energetico, soprattutto nei settori industriali e della viabilità; in quest’ultimo settore in particolare l’alto numero di strade e autostrade in progetto a livello regionale evidenzia una scarsa intenzione di spostare il traffico dalla gomma a modalità meno impattanti, e quindi di ridurre i consumi. Aspetti che sembra non permetteranno di raggiungere l’obiettivo fissato dall’Unione Europea per la CO2, che per il 2020 dovrà essere ridotta del 20%". L’associazione rimane quindi "in attesa di maggiori dettagli, ma annuncia una sonora bocciatura se il dubbio dovesse essere confermato", anche perché "buona parte dei capoluoghi della regione ha aderito al Patto dei Sindaci", accordo europeo per raggiungere una riduzione di anidride carbonica superiore agli obiettivi Ue del 2020. "Altro elemento di incertezza riguarda le linee guida sulle energie rinnovabili, che dovevano uscire ad inizio 2011, mentre finora risultano emanate solo per il fotovoltaico al suolo". Secondo Legambiente, questo nodo irrisolto determina "impianti non sempre ben progettati" e gli operatori del settore si trovano "un quadro burocratico confuso", molto diverse da Comune a Comune o da Provincia a Provincia. Tanto che in alcuni casi, come nella pianura bolognese per il biogas, Legambiente rileva di aver dovuto "riempire il vuoto della politica locale, avviando percorsi per tenere assieme la tutela dei cittadini e la necessità di produrre energia da fonti rinnovabili". L’associazione conclude proponendo "regole operative per il settore delle biomasse, tecnologia per la quale risulta più urgente l’approvazione delle linee guida". E chiede, oltre alla "trasparenza di informazione", di usare scarti locali come combustibile (filiera corta); controllare gli "odori sugli impianti a biogas"; recuperare il "calore di scarto per migliorare il rendimento complessivo, evitando la sola produzione di energia elettrica"; programmare grandezza e numero di impianti in base alle biomasse localmente disponibili, quantificate da "appositi studi preliminari".

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