Emmanuel Bonsu di nuovo in aula per il controesame


PARMA, 8 MAR. 2011 – Dovevano metterlo alle strette, far emergere qualche discrepanza nel suo racconto e puntare sulla sua emozione usandola a favore dei loro assistiti. Emmanuel Bonsu, invece, ha dimostrato anche stamattina la stessa serietà e fermezza del primo interrogatorio. Il controesame non ha scalfito la ricostruzione compiuta in aula la scorsa settimana e, nonostante sia stato condotto dagli avvocati difensori degli agenti che lo hanno fermato e paestato, l’interrogatorio dello studente ghanese si è traformato in un nuovo, pesante atto d’accusa.Emmanuel ha detto che i vigili urbani di Parma hanno cercato a suon di botte di fargli confessare di essere uno spacciatore di droga, poi hanno raccontato ai suoi genitori che le ferite che aveva al volto se le era causate cadendo. "L’unico ad avermi detto una parola di conforto – ha aggiunto il ragazzo – è stato il vero spacciatore arrestato insieme a me. Lui mi ha chiesto ‘Perchè piangi?’ e io gli ho risposto che piangevo per il maltrattamento, non solo per il dolore. Allora lui mi ha rassicurato: ‘Visto che secondo me non hai fatto niente e poi non hanno trovato niente su di te, ti lasceranno andare’".Nel corso del controesame, il giudice ha dovuto anche interrompere l’udienza e ritirarsi per qualche minuto dopo che l’avvocato Cappelluto, difensore di due agenti, ha fatto riferimento con insistenza a determinati aspetti della rcostruzione già emersi e analizzati nel primo interrogatorio di Bonsu, chiedendo ulteriori dettagli e precisazioni. Quando la seduta è ripresa, il giudice ha quindi letto un’ordinanaza che aveva appena scritto lui stesso raccomandando di evitare ulteriori suggermenti impliciti al teste, che alla fine della ricostruzione è apparso, tra l’altro, piuttosto stanco e provato.

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