Emilia Romagna, mancano gli investimenti esteri


MODENA, 14 AGO. 2013 – Spread in calo, ai minimi da luglio 2011, con un risparmio netto per le casse dello Stato di 2 miliardi; manifatturiero in lieve ripresa, almeno di fatturato. La crisi, iniziata nel 2008, sembrerebbe aver toccato il fondo, anche se le famiglie stanno vivendo proprio in questi mesi il periodo più difficile, come testimonia il crollo dei consumi, l’occupazione difficilmente riprenderà già nel 2013 e ancora oggi Eurostat abbia rilevato che l’Italia è ancora in recessione, al contrario dell’Eurozona nel suo complesso. Ma ci sono timidi segnali incoraggianti, come non accadeva da anni. Per l’economia dell’Emilia Romagna, in particolare, considerando i fattori chiave della ripresa: export, innovazione, ricerca. Con un però, che pesa come un macigno: la mancanza di investitori esteri. Lo studio del Politecnico di Milano pubblicato oggi dal Sole 24 Ore è impietoso, con l’Italia nel suo complesso e con l’Emilia Romagna. Delle 8500 imprese a partecipazione estera presenti nel 2012 nel nostro Paese, la metà è in Lombardia, mentre in regione sono solo 651. Quinti per numero alle spalle anche di Lazio, Piemonte e Veneto. E lo stesso dicasi per addetti impiegati, meno di 60mila, e fatturato che non arriva a 24mila milioni. Considerando invece che l’Emilia Romagna secondo i dati Istat è prima in Italia per propensione alla brevettazione; seconda per numero di imprese che fanno prodotti innovativi; terza per export, doppiata dalla Lombardia ma praticamente alla pari con il Veneto e terza nella graduatoria del Pil regionale stillata da Eurostat, 36esima in Europa, ecco che l’incapacità di attrarre capitali internazionali diventa un freno grave per la ripresa. Alla politica il compito di trovare una soluzione.

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