Emilia-Romagna locomotiva di cultura e creatività


BOLOGNA, 18 APR. 2012 – Che con la cultura non si mangi è un banale luogo comune fino a pochi mesi fa assunto come giustificazione ai tagli alle attività culturali nel Paese. Per smontarlo basta un’occhiata ai dati emiliano romagnoli relativi al settore. Si tratta di un business, infatti, che, in regione rappresenta l’8% delle imprese e il 4,5% degli addetti dell’intera economia. In termini numerici fanno quasi 80 mila lavoratori, dieci volte, per intenderci, il numero degli occupati del gruppo Fiat in regione. Trenta mila, invece, è il numero delle società registrate, che denota come la per la maggioranza si tratti di imprese individuali.A raccogliere e elaborare i dati, in un lavoro durato un anno, è stato Ervet, società in house della Regione per lo sviluppo locale. Il rapporto prende il seguente titolo: “Emilia Romagna: cultura, creatività e territorio” e presenta un quadro aggiornato quantitativo e qualitativo sulle dimensioni, l’andamento recente, la distribuzione territoriale e le principali caratteristiche delle industrie culturali e creative in questa regione – anche a confronto con altre regioni italiane ed europee – nonché delle politiche pubbliche regionali e locali ad esse direttamente o indirettamente rivolte. Dei dati della ricerca si discuterà il 20 aprile in un convegno a cui parteciperanno, tra gli altri, il ministro Piero Gnudi e il presidente della Regione Vasco Errani. "Questa ricerca è stato un lavoro partecipato, a cui hanno collaborato addetti ai lavori e amministratori locali – ha detto Mezzetti nella presentazione alla stampa – E’ durata oltre un anno e vogliamo considerarla come una ricerca ‘militante’ per rafforzare anche in Italia la consapevolezza, data per scontata in Europa, che la cultura non è solo un fattore occupazionale ed economico ma anche un moltiplicatore di ricchezza".L’assessore ha fatto riferimento, in particolare, al turismo culturale, "una delle voci più in crescita del settore". I dati che sono emersi, sottolineano la grande ricchezza e anche le debolezze del sistema della cultura. All’alto consumo culturale delle famiglie, ad esempio, fa da contraltare la ridotta dimensione delle imprese: il 72% del totale è infatti costituita da un solo addetto; il 96,5% ne ha meno di dieci. La ricerca è basata sui dati del 2008 e ha delimitato le Industrie culturale e creative alle attività culturali, artistiche e di intrattenimento in senso stretto; ai cosiddetti servizi creativi (architettura, design, pubblicità); e all’artigianato artistico.

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