Emilia Romagna, export motore trainante della ripresa


Segni contrastanti arrivano nel primo semestre del 2014, in Emilia Romagna: è proseguita la fase recessiva iniziata nel 2012 e la ripresa è, ancora una volta, rimandata, visto anche il clima di incertezza. E’ quanto emerge dalla lettura dei dati economici effettuata dall’Area Research & IR di Banca MPS, che ha analizzato le peculiarità del territorio e la dimensione economica della Regione. La struttura produttiva regionale si caratterizza per l’elevato peso dell’industria (24,5%) rispetto alla media italiana (18,4%). I servizi pesano meno che nel resto d’Italia ma in linea con il dato medio registrato al Nord-Est. L’agricoltura mantiene un ruolo importante nell’economia della regione, toccando nella provincia di Ferrara il dato più alto (5,5% sul totale). Il primo semestre del 2014, si è chiuso con un bilancio moderatamente negativo, che ha prolungato la fase di recessione iniziata alla fine del 2011. La produzione industriale regionale è mediamente diminuita dello 0,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel primo trimestre avevamo registrato un segno positivo (+0,4%) che è stato visto come l’inizio di una flebile e lenta ripresa, ma purtroppo è seguito un calo del -0,4% a/a nel secondo trimestre che ha raffreddato gli entusiasmi e gettato nuove ombre su tempi e intensità della ripresa. L’unico segnale positivo arriva dai mercati esteri, con fatturato e ordini in forte crescita (+3,7% a/a e 3,3%). Resta tuttavia una tendenza al rallentamento. Unici comparti con un bilancio positivo sono stati quello dell’agroalimentare (+0,6%) e meccanica e mezzi di trasporto (+1,2%).

 

q La ripresa sembra alle porte dopo 9 trimestri di segni negativi il sostegno maggiore arriverà dalla domanda estera e a beneficiarne saranno le imprese più aperte all’internazionalizzazione, mentre permarranno in difficoltà le piccole e medie aziende rivolte soprattutto verso il mercato interno ancora fermo. L’analisi svolta dall’Area Research & IR di Banca MPS sottolinea che la spinta maggiore alla produzione industriale è arrivata dalle grandi imprese (1,6%), mentre le piccole e medie registrano ancora una flessione (-0,7% e -1,7% a/a rispettivamente). Permane la forte crisi del comparto del commercio e di quello delle costruzioni. L’economia regionale è trainata anche dal settore manifatturiero e il relativo export rappresenta circa il 98% dell’export regionale totale. Rispetto al 2007 l’export della regione ha avuto un incremento del +9,6% a/a rispetto a un +5,6% del dato nazionale. Il dato più negativo è stato quello della provincia del Ferrara (-7%). Anche nel 2013 la domanda estera ha fornito un interessante sostegno all’economia dell’Emilia Romagna, con le esportazioni a prezzi correnti in crescita (+ 2,6% a/a rispetto al 2012) contro una sostanziale stabilità di quelle italiane (-0,1%).

 

Tutti i settori dell’export hanno registrato una crescita lasciando ancora in segno negativo solo il comparto dei prodotti alimentari, bevande e tabacco (-0,5%), del coke e prodotti petroliferi (-14%), del legno, carta e stampa (-5%) infine dei metalli di base e prodotti in metalli (-2,6%). Si prevede che a fine anno le regioni settentrionali e del centro Italia traineranno la risalita dell’export italiano, mentre solo dal prossimo anno la crescita riguarderà anche le imprese meridionali. Tra le regioni italiane la Lombardia si confermerà il principale polo di esportazione, con oltre il 28% delle esportazioni italiane, seguite da Veneto (13,8%) e dall’Emilia Romagna (13,3%). Sul fronte del mercato del lavoro registriamo che, negli ultimi anni, il tasso di disoccupazione è passato dal 2,9% del 2007 all’8,5% del 2013, comunque con una percentuale inferiore a quella nazionale (12,2%). Le imprese attive della regione sono circa 8% del totale nazionale e si classificano al 5° posto a livello nazionale dopo quelle lombarde, laziali, campane e venete. Il tasso di natalità e quello di mortalità sono in linea con la media italiana.

 

L’Emilia Romagna, dispone di una struttura ricettiva tra le più articolate e importanti d’Italia e oggi il sistema turistico regionale vale in termini di volumi d’affari del 9% di quello nazionale. Le presenze dei turisti in Emilia Romagna nel 2013 si sono ridotte del -3,5% a/a e anche gli arrivi flettono del -1,3%. La provincia più importante per il settore turistico è senza dubbio Rimini che registra il 32,1% degli arrivi e circa il 43% delle presenze regionali. I turisti tedeschi (circa 30% del totale), russi (circa 17%) e svizzeri sono quelli che apprezzano di più le bellezze della regioni. Nel 2013 le compravendite residenziali nella Regione hanno una flessione inferiore a quella registrata in Italia (-7% verso -9,2%). A Bologna, nel secondo trimestre 2014, si registra una crescita del volume di compravendite di immobili residenziali (+10,8% a/a) mentre nel II trimestre 2014 a livello regionale si ha una crescita dei volumi (+1% a/a per l’intera provincia e +8,9% per i capoluoghi). I finanziamenti oltre il breve termine alle famiglie consumatrici per l’acquisto di abitazioni mostrano una minore flessione da fine 2012 (-2,5% a/a a nel primo trimestre 2014). Nel 2014 il credito a famiglie e imprese è diminuito a seguito della debolezza della domanda e del perdurare di tensioni sul fronte dell’offerta. Nel primo semestre dell’anno, la dinamica degli impieghi vivi (al netto cioè delle sofferenze) al livello regionale, si è dimostrata più favorevole rispetto al contesto italiano, pur continuando a flettere (in Emilia Romagna sono scesi del -4,9% a/a verso -5,5% del dato nazionale). Inoltre, le condizioni di credito in Emilia Romagna sono più favorevoli rispetto alla media nazionale. Le sofferenze, a giugno 2014, hanno raggiunto il 15,38% verso il 17,32% del dato italiano.

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