Emilia-Romagna ad alto tasso di commercio


25 SET 2009 – Oltre 71mila negozi, un numero di punti vendita per 1.000 abitanti superiore a Lombardia e Veneto, e una “dotazione” di supermercati più elevata rispetto alla media nazionale. E’, in estrema sintesi, il quadro dell’Emilia-Romagna dove, accanto a “super” e “iper”, la Regione s’è impegnata con una serie di stanziamenti per mantenere e qualificare la distribuzione commerciale tradizionale. I dati sono stati presentati oggi al Gran Hotel di Rimini, in occasione di “Costruiamo la rete degli Osservatori regionali del commercio”, iniziativa organizzata dall’assessorato al Turismo e Commercio della Regione Emilia-Romagna in collaborazione con il Coordinamento delle Regioni in materia di commercio.“Il convegno di oggi è l’occasione per gettare le basi per la costruzione di una rete di Osservatori regionali quali strumenti di comparazione dell’evoluzione della rete distributiva e di misurazione dell’efficacia delle politiche pubbliche nel commercio – ha detto l’assessore al Commercio della Regione Emilia-Romagna, Guido Pasi – . Le banche dati costituiscono infatti un patrimonio conoscitivo utile nel momento di valutazione delle politiche di urbanistica commerciale e di definizione delle scelte di sviluppo della rete”.L’attività dell’Osservatorio regionale del commercio dell’Emilia-Romagna, attraverso indagini quantitative svolte annualmente e analisi qualitative che si concentrano ogni anno su vari aspetti, “consente – ha aggiunto Pasi – di avere un quadro aggiornato della consistenza e della qualità della rete distributiva nelle sue differenti articolazioni. I risultati – ha concluso l’assessore – ci consentono di esprimere un giudizio positivo sul lavoro svolto e l’auspicio che, nel prossimo futuro, la nostra esperienza possa contribuire alla costituzione di una vera e propria rete di Osservatori”.I DATINegli ultimi anni in Emilia-Romagna tutte le tipologie distributive sono cresciute, consentendo il mantenimento di una situazione di sostanziale equilibrio fra i differenti format di vendita e registrando al tempo stesso un evidente processo di ammodernamento del settore. Nel complesso, gli esercizi di vendita al dettaglio sono aumentati di circa 900 unità (+1,3%), superando quota 71 mila e riprendendo l’andamento di crescita che si era interrotto nel 2006. Il saldo positivo interessa sia il settore alimentare, dove i punti vendita sono 17.396, che quello non alimentare (53.777).In Emilia-Romagna la capillarità della rete, ovvero il numero di punti vendita per 1.000 abitanti, è esattamente uguale alla media nazionale (16,65 per 1.000) e nettamente più elevata di quella che fanno registrare due regioni vicine, come il Veneto (14,75) e la Lombardia (13), mentre il dato è pressoché analogo a quello del Piemonte (16,35). L’Emilia-Romagna propone quindi ai propri consumatori una presenza più diffusa della distribuzione rispetto ad altre regioni del nord, segno evidente che lo sviluppo avvenuto non ha condotto allo stesso livello di concentrazione che si registra invece in Veneto e Lombardia.Un altro indicatore analizzato dall’Osservatorio regionale è la densità della rete moderna, misurata in metri quadrati per 1000 abitanti. La dotazione di supermercati in Emilia-Romagna (147,04 mq/1.000 abitanti) è più elevata della media nazionale (129,94). Il dato regionale è invece nettamente inferiore a quello del Veneto (212,17), mentre è molto simile alla cifra della Lombardia (149,81) e superiore a quella del Piemonte (139,42). Per quanto riguarda la tipologia dell’ipermercato si rafforza la distanza tra l’Emilia-Romagna (60,87 mq/1.000 abitanti) e le altre regioni del nord, compreso in questo caso il Piemonte (il dato emiliano-romagnolo è inferiore del 38% a quello piemontese) e soprattutto la Lombardia (con un differenziale del 45%), mentre i dati sono prossimi a quelli del Veneto (64,93); la dotazione di metri quadrati per 1.000 abitanti in Emilia-Romagna è superiore al dato medio nazionale (53,41), ma la tipologia dell’ipermercato appare meno sviluppata e presente di quanto è avvenuto nelle principali regioni del nord. Il processo di ammodernamento della rete ha registrato inoltre l’affermarsi di nuove tipologie di aggregazioni commerciali: factory outlet (a Fidenza – Castel Guelfo), parchi commerciali o aree commerciali integrate (Meraville a Bologna, area commerciale di Savignano e altri), aggregazioni di medie strutture “diffuse” in molti Comuni.Facendo un confronto “internazionale”, la capillarità dei supermercati (numero di supermercati per milione di abitanti) in Emilia-Romagna (167,2) risulta essere più elevata rispetto alla Francia (89,39) e alla Germania (99,37) per quanto concerne i supermercati “puri”, mentre il dato cambia notevolmente se si considerano anche gli hard discount. Nel caso della Francia (89,39 + 68,62 HD) le distanze dall’Emilia-Romagna si riducono, mentre nel caso della Germania (99,37 + 180,08 HD) la dotazione è sensibilmente più elevata. La Spagna, secondo i dati Mintel, appare molto più ricca di supermercati rispetto all’Emilia-Romagna, e l’aggiunta degli hard discount non fa che aumentare il differenziale (274,9 + 77,89 HD). Netta superiorità invece del dato francese e tedesco quanto a capillarità degli ipermercati; la dotazione della Francia (24,8 iper per milione di abitanti) è più di due volte quella dell’Emilia-Romagna (10,52) e il triplo del dato medio nazionale (8,72). Più prossimo al dato regionale appare invece la consistenza della Spagna (7,89).LA RETE DEGLI ESERCIZI DI VICINATO Non solo “super” e “iper”. In Emilia-Romagna La distribuzione commerciale tradizionale, particolarmente diffusa nei centri storici ma anche nei centri minori, ha vissuto e sta vivendo un processo di qualificazione importante. I progetti di valorizzazione commerciale, così come i Piani di intervento locali per la promozione e la qualificazione dei cosiddetti “centri commerciali naturali”, individuati da un’apposita legge regionale quali strumenti di intervento, a disposizione degli enti locali e di soggetti privati per un’adeguata qualificazione delle imprese minori, hanno avuto una diffusione rilevante. Notevole è stato l’impegno finanziario della Regione per promuoverli: nel periodo 2005-2009, sono stati stanziati oltre 87 milioni di euro di contributi.

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