Emilia Romagna, 5 miliardi in meno di investimenti pubblici


Cinque miliardi di euro in meno nell’arco di appena dodici anni: è il passo del gambero degli investimenti pubblici lungo la via Emilia, con la nostra regione allo sgradito terzo posto nazionale. Lo comunica uno studio della CGIA di Mestre sulla base dei dati prodotti dall’Agenzia per la Coesione Territoriale, ripresa oggi dal Corriere. Un calo pari al 42% se confrontiamo i livelli odierni con quelli del 2005, calo del quale il territorio risente inevitabilmente. Si è infatti passati da 4,6 miliardi annui ad appena 2,7: peggio, in termini percentuali, hanno fatto solo il Piemonte e il Friuli Venezia Giulia; il calo medio nazionale è del 23%, per un totale di 13 miliardi. Gli anni peggiori sono stati ovviamente quelli della crisi: l’Emilia-Romagna ha resistito fino al 2009 per poi piegare la testa come il resto dell’Italia; proprio la macchina pubblica aveva provato a stimolare la ripresa arrivando nel 2008 al picco assoluto, oltre 5 miliardi; mentre invece, ora che la ripresa fa capolino, il calo è cronico: anche nel 2016 l’importo complessivo è diminuito, complici le regole più stringenti imposte dal nuovo codice dei lavori pubblici. La chiave è sempre la stessa: il cosiddetto patto di stabilità, che da un lato tiene sotto controllo la spesa pubblica e dall’altro, come noto, la impedisce anche a chi è riuscito a procurarsi i denari per investire tramite tagli e investimenti. Il comparto edilizia è come al solito il più colpito e arriva a lamentare, in base a dati Confindustria, una flessione addirittura dell’80% rispetto al 2005, e del 60 rispetto agli anni peggiori della crisi. Il saldo occupazionale si aggira attorno ai 12mila posti di lavoro persi in regione, e l’indotto è difficile da calcolare: i privati ribadiscono che infrastrutture migliori portano investimenti nuovi soprattutto dall’estero; in altre parole è tempo di spingere la ruota, perché torni a girare. In mattinata è arrivata la puntualizzazione della Regione: a calare non è la volontà dell’Emilia-Romagna di investire, ma la quantità di risorse messe a disposizione dallo Stato.

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