Emergenza carcere: alla Dozza rischio epidemie


BOLOGNA, 21 LUG 2009 – Nascoste nella nebbia della disinformazione ormai dilagante, le prigioni italiane vivono una situazione di degrado senza precedenti. Dopo l’ultimo indulto, il numero dei detenuti è andato di nuovo crescendo a livelli senza precedenti. Le strutture scoppiano (in Emilia-Romagna le “presenze” sono il doppio dei posti disponibili).Cosa vuol dire in concreto? Oggi arrivano due “racconti”. Non li chiamiamo denunce perché non sono analisi, o prese di posizione di parte. Sono proprio descrizioni obiettive della situazione esistente nel carcere della Dozza di Bologna.Scrive Desi Bruno, Garante dei detenuti a Bologna, che "è ormai vanificato il progetto denominato ‘polo di accoglienza’ che tanto apprezzamento aveva suscitato a livello nazionale". Infatti, spiega la garante, "laddove i detenuti nuovi venivano sottoposti ad un accurato screening infettivologico onde impedire la propagazione di eventuali malattie infettive, ora dato l’inverosimile numero di afflussi in carcere, i nuovi giunti vengono ammessi senza aver completato l’iter diagnostico-terapeutico o, addirittura, trasferiti direttamente nelle sezioni comuni". Una situazione che ha portato, prosegue Desi Bruno, "all’inesistenza di fatto del reparto infermeria, venendosi a configurare una situazione che ha il profilo dell’emergenza sanitaria".Al posto dei detenuti malati o convalescenti, "ora è stato allocato chiunque, così una sezione che prima conteneva 40 persone, ne contiene, 115 con punte di 125", tanto che "il dirigente sanitario ritiene di dover richiedere la classificazione della sezione come comune e non più come infermeria".Per ultimo la garante esprime preoccupazione per "il permanere dell’emergenza determinata dalla costante presenza di tossicodipendenti alle quali non è garantita, anche dove c’é richiesta, non solo possibilità di inserimento, ma neppure una possibilità di custodia attenuata dove prevalgano le esigenze di cura".DAGLI STUDENTI ARRESTATI UNA LETTERA ALLA CITTA’Con una lettera aperta alla città di Bologna raccontano invece la loro esperienza in carcere i quattro studenti dell’Onda bolognesi arrestati nei giorni scorsi: Alessandro Boggia, Ernesto Rugolino, Marco Mattei e Francesco Zuanetti. Coinvolti nell’inchiesta della procura torinese, sono rimasti alla Dozza per due settimane.I quattro giovani raccontano di aver vissuto "in prima persona una situazione di sovraffollamento di cui i soli numeri non riescono neanche minimamente a rendere ragione: un carcere pensato per 600-700 detenuti, ora si trova ad ospitarne quasi 1.200". i ragazzi sono stati accolti nell’infermeria, che (come testimonia anche il racconto del garante Desi Bruno) è , "un’ala del carcere che si trova ad essere in tutto e per tutto una zona di detenzione con permanenza fino a due mesi, usa come ‘zona di parcheggio’ dei nuovi giunti".Il sovraffollamento, raccontano gli studenti, "è causa di precarie condizioni igieniche" e "le celle si presentano piccole, con materassi vecchi e messi a terra per mancanza di letti, con forniture a singhiozzo di detersivi e igienizzanti e lenzuola cambiate solo una volta al mese". Gli universitari raccontano nella loro lettera di aver assistito "alla prescrizione, con una facilità disarmante, di psicofarmaci da parte degli psichiatri dell’istituto, come soluzione immediata delle difficoltà psicologiche". Inoltre, le zone colloqui con i familiari sono "stanze piccole con 20-30 persone per volta e nessuna privacy, sporche, con tavoli di plastica usurati e sanitari nelle zone di attese mai puliti". Ad aggravare la situazione, continuano nel loro racconto i quattro studenti dell’Onda, "è l’atteggiamento delle guardie penitenziarie che, non svolgendo nessun ruolo collaborativo o di sostegno alle esigenze del detenuto e dei propri famigliari, interpreta a propria discrezione il regolamento carcerario", tanto da "classificare i parenti dei detenuti come potenziali criminali".

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