Edilizia, spariti 1600 lavoratori e 500 imprese


PARMA, 14 SET. 2011 – Meno 1.600 lavoratori e meno 500 imprese. A tanto ammontano le perdite del sistema delle casse edili in Emilia-Romagna in un solo anno. I dati della crisi del settore delle costruzioni sono stati registrati dall’Osservatorio nazionale delle Casse edili e resi noti oggi durante la prima giornata di lavoro del congresso nazionale delle Casse edili di corso a Parma. Gli operai iscritti alle casse edili sono diminuiti nel giugno del 2011 del 6% rispetto allo stesso mese del 2010. Il numero degli addetti ai lavori iscritti è passato da 28.744 a 27.133, con una perdita di circa 1.600 lavoratori. Il dato è piuttosto variabile sul territorio: mentre a Parma il numero degli operai si è mantenuto stabile, a Rimini è sceso del 3%, a Piacenza e Ravenna addirittura del 9%. La flessione nel numero delle ore lavorate è stato complessivamente del 7% con un picco per Piacenza (-15%). In questo caso ha registrare una tenuta è stata Ravenna con solo il -0,86%. E’ -7% anche il dato riferito alle aziende iscritte al sistema delle casse edili, ovvero circa 500 imprese in meno. Nel giugno del 2010 era in tutto 6.410 le aziende emiliano-romagnole in attività, nel 2011 erano diventate 5.946. "I numeri sono una conferma di come la crisi stia colpendo duramente questo settore – commenta Enrico Schilke, presidente della cassa edile Parma e della sezione edile dell’unione parmense degli industriali – nella nostra provincia, in controtendenza, abbiamo tenuto con un lieve aumento e tra i motivi posso certo indicare l’attivazione in questi anni di un sistema di lotta all’evasione che ha coinvolto la parti sociali del settore, la Prefettura, l’amministrazione provinciale, i comuni del territorio e gli organi di vigilanza". "Ma vista la grave crisi economica che sta colpendo il nostro settore – aggiunge Schilke – bisogna tenere alta l’attenzione per quanto riguarda il pericolo di infiltrazioni della malavita organizzata. E poi c’é il tema, delicato, del rapporto con il pubblico. Abbiamo la maggioranza delle imprese che si trovano in difficoltà per i ritardati pagamenti degli enti pubblici, ritardi dovuti sia al patto di stabilità che a errate programmazioni. Ora poi  anche i privati si sono adatti a questa moda, il tutto accompagnata da un stretta creditizia che ci sta colpendo duramente".

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