Edilizia al collasso, in 5 anni persi 32 mila occupati


“Intorno alla crisi senza fine del settore delle costruzioni si è creato un vuoto spaventoso”, lamentano oggi i vertici di Ance-Confindustria Emilia-Romagna illustrando alla stampa il rapporto 2014 sul proprio settore che dall’inizio della crisi nel 2008 ha perso 31.900 occupati (dati Istat) e il 30% degli investimenti. Alla conferenza nella sede regionale di Unioncamere, oggi a Bologna, non sono stati invitati politici e Istituzioni: al loro posto in sala sono stati tanti piazzati caschetti gialli “a rappresentare le tante imprese fuori dal mercato perchè lasciate sole”, segnala il presidente Ance Giovanni Torri.

Come uscirne? Viene invocato un allentamento del patto di stabilità, che agli enti locali dell’Emilia-Romagna consentirebbe maggiori investimenti stimati pari a 68 milioni di euro, e si chiede alle banche una nuova politica di prestiti (tra 2007 e 2012 sono mancati alle imprese regionali oltre 10 miliardi). Tra l’altro, mentre la crescita demografica continua (tra 2001 e 2011 in Emilia-Romagna +8,5%, oltre la media nazionale) la compravendita di case in regione tra 2007 e 2012 si è ridotta del 55,8%.

Le mosse del governo Renzi col suo nuovo piano casa sono positive ma insufficienti, sentenziano Torri e soci, e così anche il 2014 sarà un altro anno di crisi “con poche ristrutturazioni di scuole”. I costruttori chiedono come non mai a Regione, enti locali e sistema bancario meno burocrazia, più credito e più responsabilità. Non tanto per fare grandi opere, è il coro di Ance, ma ad esempio per consentire ad un cittadino che vuole ristrutturare la propria casa di non essere più bloccato da enti come Arpa, Ausl, Soprintendenza.

“Basta col consumo di suolo? Noi condividiamo l’accordo di Lisbona sulla gestione del consumo zero, ma la Regione deve mantenere i propri impegni su semplificazione e burocrazia”, osserva Torri. Intanto, i dati dicono che negli ultimi cinque anni (-6,6% il calo di attività tra 2013 e 2012 contro un -6,9% a livello nazionale) il valore del settore in regione si è ridotto di un terzo, perdendo cinque miliardi di euro di investimenti. Spicca, dunque, il freno ai permessi di costruire abitazioni: si scende dai 34.434 del 2005 ai 7.731 del 2011, pari al -77,5% contro il -60,3% per l’Italia.

Tutti i comparti sono calati ad eccezione della riqualificazione degli immobili residenziali (+11,7%, il 39,3% del valore totale investito) grazie agli incentivi e all’attività dell’area del terremoto. Le previsioni regionali per il 2014 sono di un ulteriore calo delle attività e di investimenti pari al -2,2% rispetto al 2013. Nel solo 2013 si registra un nuovo saldo negativo tra iscrizioni e cessazioni di imprese edili pari a 2.388 unità, i lavoratori dipendenti persi dal 2008 sono 33.800 (-35,6%) contro un aumento di 1.800 lavoratori autonomi (+2,5%).

Ma la ripresa non ci sarà senza nuovo credito, rimarcano i costruttori facendo presente che nei primi nove mesi del 2013, in un contesto di cinque anni di calo continuo, i finanziamenti per investimenti in edilizia residenziale sono diminuiti del 45,6% rispetto all’anno precedente. Ancora sugli scenari di quest”anno rispetto al 2013, Ance stima la nuova edilizia abitativa al -9,2%, gli investimenti in costruzioni non residenziali private e pubbliche al -4,2% e al -3,7% in termini reali. Cresce, di nuovo, il recupero abitativo con un +3%. I dati delle casse edili intanto denunciano un -9,9% di ore lavorate nei primi 11 mesi del 2013, gli operai sono calati del 7,4% e le imprese del 5,9%; tra 2009 e 2012 si e” avuto un -34,1% di ore, un -29,2% di operai, un 32,2% di aziende.

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