Economia, la Regione archivia l’anno terribile


BOLOGNA, 16 DIC. 2009 – Niente di nuovo sul fronte della crisi. Il 2009, lo si sapeva, è andato molto male anche per l’Emilia-Romagna. Ma poteva andare anche peggio, in modo particolare per i lavoratori. Invece, a fronte di un Pil che in regione è calato di un 4,6% (un crollo sempre inferiore al 4,9 nazionale), l’occupazione ha retto, registrando una diminuzione delle unità di lavoro pari al 2,1%. Sono questi i due dati principali del Rapporto sull’economia regionale 2009 presentato oggi e realizzato da Unioncamere e Regione Emilia-Romagna.La tenuta dell’occupazione va imputata all’utilizzo massiccio degli ammortizzatori sociali. Ma anche agli effetti positivi del “Patto per attraversare la crisi” sottoscritto dalla Regione con le parti sociali e gli enti locali del territorio, che ha evitato il ricorso ai licenziamenti. Sono stati infatti sottoscritti (dati aggiornati a fine novembre) 498 accordi di Cigs (Cassa integrazione straordinaria), mentre ammontano a 4.432 gli accordi per gli ammortizzatori sociali in deroga. Provvedimenti che, complessivamente, hanno interessato ed evitato i licenziamenti per circa 40 mila lavoratori. “Per salvaguardare l’occupazione è decisivo l’accordo per evitare i licenziamenti”, ha sottolineato Duccio Campagnoli, assessore regionale alle Attività produttive. Campagnoli è convinto il patto per attraversare la crisi abbia funzionato, il tasso di disoccupazione, infatti, è salito dolo dello 0,5%. Per questo per il 2010 “il patto deve proseguire, sostenuto dal comportamento responsabile delle imprese e dallo sforzo dei sindacati. Ma oltre a questo occorre puntare su politiche di formazione e di reimpiego perché non tutti i lavoratori in cig potranno essere riassorbiti dalle imprese di origine”, ha spiegato l’assessore.Se è vero che i dati del passato sono i peggiori dal secondo dopoguerra, è anche vero che per i prossimi mesi, secondo lo studio di Unioncamere, si prevede un cambiamento di tendenza: un aumento del Pil dello 0,9 nel 2010 e dell’1,5% nel 2011. Cifre che, però, messe assieme, sono meno della metà di quello che si è perso nei due anni passati. Impossibile, dunque, chiamarla ripresa. Al massimo si può parlare di “ripresina”.“Ma aspettare la ‘ripresina’ nel 2010 non basta”, ha sottolineto Campagnoli. “Occorre un intervento straordinario, innanzitutto di politiche governative sino ad ora del tutto assenti, per aiutare la domanda interna e per salvaguardare e rilanciare il patrimonio dell’industria italiana.” Campagnoli ha aggiunto che la Regione farà la sua parte con il pacchetto anticrisi a cominciare dai 60 milioni per facilitare l’accesso al credito. A questo proposito ha parlato anche di un bando per raccogliere l’adesione delle banche fissando determinate condizioni per il credito a fronte di altrettante precise garanzie per assicurare almeno 1,5 miliardi di risorse per il finanziamento delle più varie esigenze delle aziende comprese quelle di liquidità a breve termine.Nello stesso tempo però l’assessore ha sollecitato gli imprenditori ad investire sul territorio. “Il mitico capitalismo territoriale faccia la sua parte – ha sostenuto – investendo nei territori, non chiedendo ai poteri pubblici di investire soli pubblici. In Emilia-Romagna si può fare perché c’è la ricchezza patrimoniale per farlo”. Sull’ altro fronte “il sindacato – ha continuato Campagnoli – non può pensare che tocchi alle istituzioni occuparsi di ogni azienda in crisi e che le imprese decotte debbano proseguire l’attività. Alle istituzioni si deve chiedere di sostenere una dinamica territoriale e politiche per il lavoro, non di sostenere soggetti decotti”.

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