Eataly punta sul Caabper la sua Disneyworld


BOLOGNA, 24 GIU. 2013 – Il progetto è così ambizioso da sembrare, in questi tempi di magra economica, quasi un sogno. Ottantamila metri quadrati dedicati al cibo di qualità, più di 120 tra ristoranti, laboratori e negozi, circa 5.000 nuovi posti di lavoro per una stima dai cinque ai dieci milioni di visitatori l’anno. A immaginare ‘Eatalyworld’, vera e propria Disneyworld dell’alimentare, ci volevano due visionari come Oscar Farinetti, patron di ‘Eataly’ e Andrea Segré, guru della lotta allo spreco. Per partire ci vogliono 50 milioni, da trovare entro fine anno per tagliare il nastro a novembre 2015. Lo scenario di ‘Fico’, acronimo di Fabbrica Italia COntadina, sarebbe il Caab di Bologna, il centro agroalimentare diretto proprio da Segré. Snodo fondamentale del commercio cittadino, il Caab, in leggero declino economico per via della crisi, approfitterebbe di questo progetto per cambiare completamente forma, riposizionandosi sia fisicamente, sia economicamente, sulla scia di una nuova rotta già intrapresa con l’installazione di un impianto fotovoltaico da 16 milioni di Kwh che rende la struttura interamente sostenibile. La chiave, però, resta l’alimentare di qualità, la stessa alla base del successo di ‘Eataly’. "Per salvare il nostro paese e farlo diventare uno dei più ricchi d’Europa, dobbiamo puntare sulle nostre vocazioni", spiega Farinetti che ha avuto l’illuminazione da un viaggio a Disneyworld a Orlando: "Volevo capire perché funzionasse così bene e ho realizzato che dobbiamo far giocare le persone di tutto il mondo con quella cosa magica che il cibo italiano". Metà parco divertimenti, metà fiera esposizione, ‘Eatalyworld’ ospiterebbe laboratori, ristoranti, negozi, rivendite, dimostrazioni, stalle, acquari, piccoli caseifici, distributori di caffé. Di tutto, insomma, "in gestione ad aziende del territorio". L’obiettivo è trasformarlo nella prima attrazione turistica del Paese. "Potrebbero venire anche 10 milioni di persone l’anno, metà straniere, quando a Roma vanno in 8 milioni", azzarda Farinetti che, a dispetto di cifre iperboliche, resta però con i piedi per terra: "Questo è un miracolo fattibile, noi abbiamo appena aperto un ‘bestione’ della distribuzione in piena New York e va benissimo", ricorda. La condizione è di trovare 50 milioni di investimenti prima della fine dell’anno: "Credo che i soci debbano provenire dal territorio e non posso pensare che nomi come Coop, Unipol o altri industriali locali non siano interessati", prosegue il leader di ‘Eataly’, facendo intendere che qualche contatto sia già stato avviato. Un sogno, insomma, una visione in una città dove tutte le infrastrutture progettate negli ultimi dieci anni sono rimaste plastici sotto una teca, dalla nuova stazione al collegamento veloce con l’aeroporto, dalla metropolitana al Passante Nord, come le facce un po’ incredule dei rappresentanti istituzionali alla presentazione del progetto parevano ricordare. Ma Farinetti, un fiume in piena di idee, in mente ha già anche la data del taglio del nastro: "L’apertura sarà l’1 novembre 2015, quando chiude l’Expo che potrà fare da volano pubblicitario, insieme a tutti gli ‘Eataly’ del mondo che mostreranno in tempo reale la costruzione del parco".

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