E-R, calano le vendite per il 67% delle imprese


BOLOGNA, 22 APR. 2009 – Il 67% delle imprese emiliano-romagnole dichiara un calo delle vendite nel primo trimestre del 2009 rispetto all’anno precedente. E’ il risultato di un’indagine telefonica su 350 aziende condotta dalla Confesercenti tra l’1 e il 6 aprile. Tra le restanti solo il 3% parla di un aumento, il resto si dice stabile. Numeri simili anche per quanto riguarda la redditività: il 68% registra un calo, il 28% la vede stabile, solo il 4% pare in aumento. Secondo la ricerca di Confesercenti, inoltre, a stare un po’ meglio sono soprattutto le aziende fino a tre dipendenti e quelle che operano nei centri storici, mentre sono in difficoltà gli esercizi all’interno dei grandi magazzini. In sintesi, comunque, non c’è ottimismo per il futuro: il 46% degli intervistati, infatti, descrive negativa la sua situazione, mentre il 47% la definisce stabile, una risposta di poca fiducia dato che, sottolinea la Confesercenti, il trend degli ultimi anni è tutt’altro che positivo. L’atteggiamento che prevale, comunque, è di attesa: l’80% del campione, infatti, dichiara di restare alla finestra per capire come tirerà il vento nei prossimi mesi, mentre il 12% è già stato costretto a ridimensionare la sua attività. E secondo il 69%, infine, nel 2010 non ci sarà nessuna ripresa sensibile e il volume di affari resterà pressocché invariato.CHIUDONO I NEGOZI (-263)Per la prima volta negli ultimi cinque anni, sono in calo gli esercizi commerciali in sede fissa in Emilia-Romagna. A dimostrarlo sono i numeri dell’Osservatorio del Ministero dello sviluppo economico rielaborati su scala regionale dalla Confesercenti. Nel 2008, infatti, risultano 263 attività in meno, riportando il totale (49.310) sui livelli del 2006. Nessun dramma, ha spiegato il presidente Sergio Ferrari, "perché il commercio terrà, siamo abituati ad affrontare situazione difficili".    Il calo di attività, a dimostrazione degli effetti della crisi sulle aziende meno strutturate, riguarda solamente gli esercizi con sede unica, mentre le unità locali nel 2008 sono aumentate di più di 300 unità. Il trend negativo è omogeneo in tutta la regione, confermandosi nella sostanza in ogni provincia, esclusa Rimini, l’unica con un saldo positivo di 50 esercizi."Serve un cambiamento culturale degli amministratori locali sulla presenza della grande distribuzione in Regione", ha ribadito Ferrari che domani porterà di fronte all’Assemblea elettiva della Confesercenti, riunita per rinnovari gli organismi dirigenti, questo e altri punti fondamentali. Primo fra tutti il credito: "Oggi il 25% delle imprese non ottiene un risultato positivo ad una domanda di prestito, perché le garanzie, ormai collocate attorno al 50%, non bastano mai". Le altre richieste di Ferrari, invece, vanno da un ridimensionamento degli affitti alla lotta all’abusivismo commerciale, passando per una rigida regolamentazione delle domeniche di apertura e dall’obbligatorietà di formazione per i più giovani: "Sono bravi, ma hanno un’inesperienza endemica", ha rilevato

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