E’ MORTO L’UOMO CHE SI ERA DATO FUOCO A BOLOGNA


BOLOGNA, 6 APR. 2012 – Non ce l’ha fatta Giuseppe C., l’artigiano che si era dato fuoco davanti alle sedi delle commissioni tributarie in via Paolo Nanni Costa a Bologna. E’ morto dopo nove giorni di agonia all’ospedale Maggiore di Parma, dove era stato trasferito in elisoccorso il 28 marzo da Bologna. Il gesto estremo aveva causato gravi ustioni su tutto il corpo.La mattina del 28 marzo Giuseppe C. si era dato fuoco dentro la sua Fiat Punto parcheggiata davanti al palazzone che fino a pochi mesi fa ospitava anche la sede della Agenzia delle Entrate. Aveva lasciato accanto alla vettura delle lettere, una proprio alla Commissione tributaria, in cui spiegava di aver "sempre pagato le tasse" e chiedeva di "lasciar in pace" almeno la moglie, cui aveva rivolto una commovente missiva di addio. L’uomo era tormentato dalle pendenze con il fisco, che gli chiedeva almeno 104.000 euro (cifra non confermata dall’Agenzia, e che probabilmente non teneva conto di cospicue maggiorazioni per sanzioni). Una cifra dovuta al Fisco per lo più per sovrafatturazioni, cioè dichiarazioni di costi maggiori di quelli realmente sostenuti, emerse nei controlli fiscali, e contro cui Giuseppe C. aveva cercato inutilmente di far ricorso alla commissione tributaria provinciale (che gli aveva dato torto). Dagli accertamenti del Fisco era poi nata anche una denuncia penale, visto che era stato accusato di aver usato fatture mendaci. Proprio la mattina del suo gesto disperato, Giuseppe era infatti imputato (rappresentato in aula dal suo legale Massimo Lettera) in tribunale a Bologna per l’accusa di uso di fatture false. Il legale – su mandato dell’assistito – aveva patteggiato una pena di 5 mesi e 10 giorni. Pena sospesa perché Giuseppe C. era incensurato. Giuseppe si era dato fuoco alle 8.15, prima che l’udienza fosse aperta, ma la notizia in tribunale era arrivata solo nel pomeriggio, quando la sentenza era già stata pronunciata.

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