E’ morto Edmondo Berselli, voce della politica e della società italiana


11 APR. 2010 – Editorialista di Repubblica e de L’Espresso, direttore della storica rivista bolognese Il Mulino e autore di molti libri di grande successo, a metà tra inchiesta sociologica e reportage di costume, in cui aveva il pregio raro di sapersi rivolgere al grande pubblico senza abbandonarsi al banale. Oggi a Modena è morto Edmondo Berselli, nato il 2 febbraio di 51 anni fa a Campogalliano. Giornalista e scrittore. Ironico, divertente, acuto nell’analisi, pungente senza cattiveria. Autore di numerosi contributi sulla politica e la società italiana, ha collaborato come editorialista politico anche per il quotidiano Il Sole 24 Ore e La Stampa. Aveva iniziato come correttore di bozze a Il Mulino, era il 1976, e da allora la sua carriera aveva avuto un percorso parallelo tra il giornalismo e l’approfondimento della casa editrice di cui, dal 2002 al 2008 ha diretto la storica rivista. Con il suo libro Canzoni ha tracciato un ritratto della società italiana dagli anni ’50 ad oggi attraverso la musica leggera. Una prova originale per chi come lui e’ sempre stato un commentatore sagace dei fatti sociali, economici e culturali del nostro paese, ed era dotato di un acuto spirito d’osservazione e di uno stile pungente e originale. Tra i tanti libri pubblicati, a partire da "L’Italia che non muore" (1995), ci sono "Il più mancino dei tiri" (Mondadori 2006), dedicato a Mariolino Corso, "Quel gran pezzo dell’Emilia. Terra di comunisti, motori, musica, bel gioco, cucina grassa e italiani di classe" (Mondadori 2004), "Venerati maestri, Operetta morale sugli intelligenti d’Italia" (Mondadori 2006), dove Berselli traccia un divertente e spietato ritratto del decadente mondo culturale italiano, "Adulti con riserva. Com’era allegra l’Italia prima del ’68" (Mondadori 2007) e "Sinistrati. Storia sentimentale di una catastrofe politica" (Mondadori 2008), nel quale viene commentata ironicamente la sconfitta del Partito Democratico e della sinistra contro il Partito delle Libertà e grazie al quale ottiene un grandissimo successo. L’ultima sua prova è stata la più eccentrica e la più toccante. In "Liù. Biografia morale di un cane" (Mondadori, 2009) Berselli, riservato e fine intellettuale che nella sua vita letteraria ha scritto di sport, televisione, politica e cultura, descrive la metamorfosi della propria vita da quando una cagnolina labrador femmina va a vivere insieme a lui ed alla moglie Marzia. Fin da subito, lo scrittore, che non solo non aveva mai avuto un cane, ma non aveva mai avuto intenzione di averne uno, si rende conto che Liù ha una sua precisa identità, quindi incomincia a vedere la vita attraverso i suoi occhi. Ma il libro non è solo questo: il politologo cerca di capire le ragioni profonde del perché la novità dell’arrivo di un cane ha ribaltato la sua visione finora razionale dell’esistenza, andando a scoprire una nuova filosofia di vita utile per comprendere ciò che accade nell’Italia attuale. Tra gli ultimi lavori di Berselli, nel 2009, il programma per Raidue, con la regia di Giuseppe Bertolucci, "Un paese chiamato Po", ispirato a "Viaggio lungo la Valle del Po" di Mario Soldati, realizzato per la Rai 50 anni prima. Gli stessi luoghi per un tuffo nel presente di grandissima poesia ed intelligenza, come tutta l’opera che lascia Berselli.

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