E la ripresa non si vede


BOLOGNA, 8 NOV. 2010 – La mancanza di una politica industriale per il paese Italia si fa sentire. Lo si nota anche in Emilia Romagna, regione che contribuisce a una buona fetta del Pil nazionale. Ma la cui economia arranca, va avanti piano, anzi, è quasi ferma. Questo dicono i numeri sull’andamento economico regionale messi in fila da Bankitalia. Dati che si riferiscono al secondo semestre 2010 e che sono stati presentati da Roberto Marchetti, direttore della sede di Bologna della Banca d’Italia.Qualche segnale di miglioramento c’è, soprattutto nell’industria, ma resta negativo il bilancio per costruzioni e servizi. Debole ripresa per il commercio, limitata però alla grande distribuzione. E sul fronte del turismo, secondo Bankitalia, si sono ridotti i movimenti verso la riviera romagnola a causa del calo della componente italiana.Il dato più nero resta però l’occupazione: nel primo semestre si è ridotta del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2009 e, per la fine del 2010, quasi un terzo delle imprese regionali prevede un peggioramento. E anche per il ricorso alla cassa integrazione si prevede un aumento. I dati di Bankitalia sono stati diffusi in base a un sondaggio regionale eseguito da metà settembre a metà ottobre su un campione di circa 200 imprese industriali con almeno 20 addetti e 80 dei servizi. Poco meno del 60% delle industrie ha segnalato un aumento di fatturato nei primi nove mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo 2009. E il 52% prevede un incremento produttivo nell’ultimo trimestre, a fronte di un 12% con aspettative negative. Le esportazioni hanno avuto andamenti diversi con incrementi del 5,7% per le macchine industriali, del 7,6% per le piastrelle, del 4,7 per i prodotti in cuoio. Ma il tessile ha avuto un calo del 5% a fronte di una crescita nazionale del 2%. Per le costruzioni, i due terzi degli intervistati prevedono un valore totale della produzione 2010 a un livello inferiore rispetto al 2009. E per ora non si intravvede una inversione di tendenza. Tra le aziende dei servizi, il 42% prevede di terminare l’esercizio con un utile, a fronte di una stessa quota che si aspetta un risultato negativo.Sul fronte del credito, sempre secondo il sondaggio regionale, il 20% delle imprese industriali e il 50% di quelle delle costruzioni hanno registrato un inasprimento nell’ accesso al credito con un peggioramento delle condizioni di costo e garanzia su nuovi finanziamenti. In generale comunque – ha spiegato Marchetti – il credito ha cessato di dare segnali negativi dai mesi estivi e ha ripreso a crescere. Questo vale sia per le imprese (che però più che a investire tendono a ristrutturare i loro debiti trasferendoli al medio-lungo periodo) che per le famiglie, soprattutto per il mutuo casa.Le banche sono diventate meno "cattive"?, hanno chiesto i giornalisti. "Forse lo sono meno del passato", ha risposto Marchetti ricordando che i rapporti tra banca e impresa avevano raggiunto il loro punto più difficile all’inizio della crisi, quel quarto trimestre 2008 ‘nero’, in cui "erano state adottate misure di contenimento del credito più rigide. Oggi – ha sottolineato – la situazione è più distesa".

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