“È la fine di questa Wall Street”


in collaborazione con Consumatori di Dario Guidi Cosa cambia con la crisi di queste settimane sulla scena dell’economia e della finanza mondiale? Lo abbiamo chiesto al professor Tito Boeri, docente di economia all’Università Bocconi di Milano. "La tempesta che stiamo vivendo è la fine di Wall Street così come l’abbiamo conosciuta in questi anni, è la fine di alcuni gruppi finanziari e della liberà di cui hanno goduto. Insomma non è la fine del mercato in assoluto, ma la fine di questo mercato. Ricordiamo comunque che la crisi che stiamo vivendo è soprattutto una crisi di fiducia e per questo è una crisi generale che non può che essere temporanea". Cosa c’è da sistemare in termini di regole del gioco? Certo c’è un problema di rafforzare le regolamentazioni. Poi è emerso chiaramente come l’Europa debba dotarsi di un’agenzia tecnica di vigilanza unica, altrimenti si continua a procedere in ordine sparso perdendo sempre più peso sulla scena dell’economia mondiale. Poi, in questa situazione, e penso soprattutto agli Stati Uniti, sono emersi anche i profondi difetti di chi ha vigilato, o meglio avrebbe dovuto farlo e non lo ha fatto.Inevitabile in questo contesto l’intervento dello Stato? Qualcuno deve riempire i vuoti prodotti da mercati che avevano cessato di operare. Questo qualcuno non può che essere lo Stato. Ma deve essere un intervento con precisi limiti temporali, tenuto il più lontano possibile dalla politica e dalle mani dei governi. Pensando all’Italia ora quel che si teme è l’impatto della crisi sulle famiglie. Qual è la fotografia sociale del nostro paese? Veniamo da una fase di ormai 15 anni nella quale i salari sono sostanzialmente rimasti piatti. È chiaro che in questo caso, ogni rallentamento dell’economia, e ora più che rallentamento siamo in recessione, diventa difficile da gestire e rischia di produrre effetti davvero pesanti su un paese debole. L’Italia è uno dei paesi dove sono più forti le diseguaglianze sociali… L’aumento delle diseguaglianze c’è stato soprattutto nei primi anni ’90. Ma poi resta il fatto che una fetta sempre più consistente della popolazione, anche solo a fronte di una stagnazione del proprio reddito si sente impoverita, visto il contesto in cui ci troviamo. E dunque gli effetti della crisi si fanno sentire ancor più pesantemente. Guardando alle politiche concrete come si esce da questa crisi? La Social card e la Finanziaria vanno nella direzione giusta? La Social card non provoca nessun trasferimento ai poveri, ma è semplicemente un modo carino per nascondere il fatto che c’è stato un aumento delle tasse. Invece quello che dovrebbe fare il governo è proprio abbassare le tasse, come promesso in campagna elettorale. È questo il modo per stimolare la domanda di beni e rimettere in movimento il mercato del lavoro. © 2008 Consumatori – il mensile dei soci Coop

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