E’ giunta l’ora del Cogne bis


20 GEN. 2010 – Lo chiamano Cogne bis, ma non riguarda l’omicidio del piccolo Samuele Lorenzi. Il nuovo processo partito oggi a Torino è comunque legato al primo, se non altro perchè l’imputata è nuovamente sia madre, Annamaria Franzoni. Al momento la donna è detenuta a Bologna, dopo essere stata condannata a 16 anni per aver ucciso il figlio la mattina del 30 gennaio 2002. Su di lei però pende anche una seconda accusa: quella di calunnia, cioè di aver accusato un altro sapendolo innocente. La vittima in questo caso è Ulisse Guisciardaz, 39 anni, un vicino di casa dei Lorenzi. Contro di lui, nel 2004, la difesa di Annamaria Franzoni presentò un esposto: si volevano accertamenti urgenti su alcuni suoi beni – vestiti, auto, scarpe e abitazione – perchè secondo la Franzoni quella era la pista giusta, indicata anche da un’impronta trovata su uno stipite della porta della camera da letto dove Samuele fu ucciso. L’ipotesi però crollò poco dopo: l’impronta si rivelò del fotografo della difesa Franzoni, Eric Darst, che ammise l’errore involontario e ora è imputato con la Franzoni di frode processuale. Guisciardaz risultò del tutto estraneo. L’udienza di oggi è stata dedicata a questioni preliminari e alle prove da produrre. La Franzoni verrà in aula per l’interrogatorio, ma i suoi avvocati difensori, già oggi hanno fatto sapere che per risolvere il processo Cogne bis bisognerà anche "entrare nella sua mente". Paola Savio e Lorenzo Imperato hanno spiegato così il motivo per il quale chiedono l’audizione di alcuni specialisti che, nei vari gradi del processo per il delitto, si occuparono della donna. "Nella perizia psichiatrica svolta al processo d’appello – ha spiegato l’avvocato Savio – ci si dilunga su concetti come l’amnesia, la rimozione, la separazione tra la coscienza dell’Io e il fatto rimosso. Per questo motivo vogliamo introdurre i discorsi su ciò che è accaduto nella memoria della signora". Lo choc prodotto dalla morte del figlio – in sostanza – potrebbe avere influenzato anche i comportamenti successivi della Franzoni. E oltre ai periti psichiatrici che si occuparono di lei nel corso dei processi, sono stati ammessi al dibattimento, in qualità di testi, i suoi parenti, gli amici, il suo precedente difensore Carlo Taormina, gli investigatori e (su proposta della difesa) sei giornalisti.Nel processo Cogne bis non si parla del delitto, ma solo della calunnia e, quindi, del motivo per il quale la donna ha firmato la denuncia e delle sollecitazioni che può avere ricevuto anche dai giornalisti e dagli stessi inquirenti. L’avvocato Savio, nel suo intervento, ha detto che é necessario distinguere "tra chi firma un atto processuale preparato da altri e chi, invece, partecipa in prima persona alla formazione del documento". In tutto la difesa ha proposto l’audizione di 56 testi (che potrebbero scendere a 35 perché undici sono in comune con il pm e ad altri è possibile rinunciare), la procura ventisette. L’udienza è stata aggiornata al 1/o febbraio.In occasione dell’apertura del dibattimento, ha parlato anche il pm Giuseppe Ferrando. "Questo processo – ha detto -non deve essere l’occasione per ripercorrere le indagini sull’omicidio di Samuele Lorenzi, perché c’é una sentenza irrevocabile di condanna, e nemmeno per una revisione mascherata del processo che l’ha prodotta". Ma gli avvocati difensori hanno smentito qualunque ipotesi di revisione del processo principale."Sappiamo bene – ha aggiunto Lorenzo Imperato – che questa non è la sede per introdurre surrettiziamente elementi di prova ma verificare quali avvenimenti abbiamo portato alla presentazione di quella denuncia del 2004".  

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