Due milioni ai familiari di una vittima sul lavoro


RAVENNA, 23 GIU. 2011 – Un risarcimento record che non ha precedenti nella storia dei risarcimenti per infortuni sul lavoro: due milioni di euro. L’azienda condannata è la Cerdomus di Castelbolognese, provincia di Ravenna. Produttrice di piastrelle, dovrà risarcire i familiari di Roberto Imperiale, operaio morto soffocato la mattina del 20 gennaio 2008, sepolto da detriti argillosi dopo essere precipitato nel silos che stava pulendo.Il giudice del Lavoro del Tribunale di Ravenna, Roberto Riverso, ha stabilito che a un milione e 600 mila euro di risarcimento dovessero sommarsi altri 400 mila euro legati a una telefonata di 23 secondi fatta dalla vittima, dalla quale si desumeva presumibilmente che il trentaseienne aveva avuto il tempo di capire cosa stesse accadendo. Secondo la ditta ravennate, in materia di "sicurezza dei propri dipendenti" lo stabilimento è sempre stato "virtuoso" tanto che "l’Inail, sulla base del caratteristico sistema bonus-malus adottato dalle assicurazioni, ha puntualmente calcolato l’andamento della Cerdomus, assegnandole ogni anno, negli ultimi 20 anni, il massimo punteggio di bonus possibile" quando "la maggior parte delle imprese ha andamenti oscillanti". La ditta inoltre "in questi 20 anni ha collaborato con gli enti preposti alla sicurezza del lavoro, aprendo le porte dei suoi reparti alla Contarp Inail per la messa a punto di migliori sistemi di captazione delle polveri e si è sottoposta a una verifica della durata di oltre un anno da parte dell’Asl per un completo check sulla sicurezza dei propri ambienti".Per quanto riguarda l’incidente, secondo Cerdomus, Imperiale, che era "operaio esperto con undici anni di attività", aveva deciso "di sua iniziativa di pulire il silos, di farlo dall’interno, di eludere la procedura a lui ben nota e di non indossare la cintura di sicurezza". Il procedimento penale per omicidio colposo, aperto con la morte dell’operaio, si era chiuso nell’aprile 2009 con un patteggiamento a un anno e quattro mesi di carcere (con pena sospesa) per l’allora rappresentante legale dell’azienda.

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