Dopo il contratto, il sindacato dei giornalisti riparte da Bologna


BOLOGNA, 18 APR. 2009 – "Il tema è la schiena diritta, di cui ci aveva parlato il presidente emerito, Carlo Azeglio Ciampi. Un obiettivo difficile". Roberto Natale, presidente della Fnsi, la federazione nazionale della stampa, ha sintetizzato così, dal palco, il tema al centro del dibattito nel giornalismo italiano, che a Bologna oggi e domani festeggia i primi 100 anni di vita. Non che prima non esistessero editori e giornalisti, ma fu nel 1909, a metà aprile, che nel capoluogo emiliano i rappresentanti del sindacato tennero la prima riunione, dando vita alla federazione nazionale unitaria.La Fnsi ha scelto il capoluogo emiliano, e gli stessi luoghi di allora (l’Archiginnasio e piazza Maggiore) per celebrare l’avvenimento. Lo ha fatto a poche settimane dalla firma del contratto nazionale di lavoro, il più difficile e dibattuto degli ultimi 50 anni. "Il contratto vecchio era ormai spirato e non replicabile. Non produceva più effetti moltiplicatori come alcuni avevano immaginato. Dal primo aprile sarebbe rimasto nella migliore delle ipotesi congelato per chi ha avuto la fortuna di averlo fino ad oggi. Tutti gli altri sarebbero finiti nel Vietnam, nella jungla", ha commentato il segretario generale della Fnsi Franco Siddi, inaugurando la mostra ‘Cent’anni sulla notizia’ nella Piazza coperta dell’ex sala Borsa. E poi, in Cappella Farnese, la presentazione del libro ‘Un secolo di giornalismo italiano” del dg Fnsi Giancarlo Tartaglia. Un dibattito che ha attirato nomi vecchi e nuovi del giornalismo davanti al tavolo dei relatori, tra cui l’ex segretario Fnsi Luciano Ceschia, che ha contestato la decisione del direttore generale della Rai Mauro Masi di sospendere Vauro per una puntata di ‘Annozero’ "per un’innocua vignetta" e di pretendere "una puntata riparatrice". Domani nella sala dello Stabat Mater, la stessa del congresso di 100 anni fa, il convegno ‘Un secolo di contrattazione collettiva, verso una nuova contrattazione sindacale?’. Sindacalisti del giornalismo e del resto del mondo del lavoro e esponenti politici discuteranno di una nuova fase della centenaria storia sindacale del giornalismo italiano: di una schiena cioé, magari non sempre, sostanzialmente diritta.IL NUOVO CONTRATTO A RISCHIO BOCCIATURAIl contratto nazionale di lavoro giornalistico firmato il mese scorso è in pieno vigore, avendo sostituito un contratto "spirato", ma se il referendum cui i giornalisti sono chiamati lo bocciasse in maniera clamorosa si porrebbe il problema del suo annullamento. Di una decadenza, insomma, anche se questa parola il segretario nazionale della Fnsi Franco Siddi non l’ha voluta pronunciare. Il segretario dell’Fnsi lo ha detto a margine della prima delle due giornate di convegno in cui il sindacato celebra i 100 anni dal primo congresso generale della categoria negli stessi luoghi, a Bologna, dove si tenne la prima assise un secolo fa: "A fine mese i giornalisti – ha detto Siddi – troveranno in busta paga i nuovi aumenti retributivi". Dunque, gli è stato chiesto, il referendum avrebbe solo conseguenze politiche sul vertice del sindacato ma non giuridico-amministrative? "Il referendum non è un istituto statutario. Il contratto ha avuto un percorso statutario che è stato perfezionato ed è in vigore. Ma crediamo che il referendum sia uno strumento di democrazia e di consultazione primaria, stabilito da un congresso che ha deciso che si facesse. E’ evidente che se il contratto dovesse essere bocciato ci sarebbero delle conseguenze e il gruppo dirigente dell’Fnsi si dovrebbe porre il problema se debba essere annullato".

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