Disastro ferroviario a Crevalcore: tutti assolti


BOLOGNA, 11 MAG. 2009 – Viaggiava nella nebbia quel giorno di gennaio di quattro anni fa il diretto Bologna-Verona, stipato di famiglie in viaggio per le feste. E in un porto delle nebbie è finita l’indagine giudiziaria: tutti assolti i vertici delle Ferrovie. L’unico responsabile il macchinista. Ma il treno viaggiava su una linea a binario unico automatizzata negli incroci tra treni senza prevedere sistemi di segnalazione e orientamento per i macchinisti in caso di scarsa visibilità. L’impatto frontale con un merci fu inevitabile.Per Mauro Moretti, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Rfi, attualmente Ad delle Ferrovie dello Stato, e per tutti gli altri nove dirigenti delle Ferrovie che erano finiti imputati per il disastro della Bolognina il giudice ha dichiarato l’assoluzione per non aver commesso il fatto. La sentenza del Gup di Bologna Andrea Scarpa è arrivata a conclusione del giudizio abbreviato. Imputati oltre a Moretti erano Michele Mario Elia, ex direttore tecnico Rfi poi amministratore delegato, Giancarlo Paganelli, dirigente di Movimento e sette dirigenti locali. Le ipotesi di accusa erano disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime. Lo stesso pm Enrico Cieri aveva chiesto l’assoluzione per tutti. Opposta la tesi l’avvocato Desi Bruno, che assiste il sindacato dei macchinisti dell’Orsa che hanno portato davanti al giudice i vertici delle Fs, opponendosi alla richiesta di archiviazione partita dalla Procura già al termine delle indagini. “Siamo qui per dire che non si puo’ addossare tutta la responsabilità a Vincenzo De Biase, il macchinista lasciato solo a guidare nella nebbia – dice il leader dei macchinisti Dante De Angelis – speriamo che questa non sia la prima applicazione del decreto legge sulla sicurezza allo studio del Governo, in cui si vuole togliere la responsabilita’ ai livelli superiori, lasciandola tutta sulla spalle di chi sbaglia al livello piu’ basso”. Davanti al palazzo che ospita gli uffici del Gip questa mattina c’era stato un presidio dei macchinisti con in mano delle bare di cartone a ricordo dei morti.Dopo la sentenza l’avvocato Bruno ha commentato: “Siamo molto delusi. Evidentemente la colpa è del macchinista. Una sentenza estremamente riduttiva per come sono andati i fatti. Non sono stati valutati gli aspetti relativi alla sicurezza. Se ci fosse stato il sistema Scmt probabilmente non ci sarebbe stato il superamento del segnale”.L’inchiesta condotta da Cieri e dall’allora Procuratore Enrico Di Nicola aveva potuto contare su cinque consulenze tecniche, tra cui quella del prof. Giorgio Diana del Politecnico di Milano, che aveva stabilito che a causare lo scontro sul binario unico di Bolognina di Crevalcore fu un errore umano, il mancato rispetto di un segnale giallo e del successivo rosso, entrambi ‘bucati’ dal macchinista dell’interregionale 2255 diretto a Bologna e schiantatosi contro un treno merci carico di putrelle d’acciaio proveniente dalla direzione opposta. Cieri e Di Nicola avevano già concluso l’inchiesta con richieste di archiviazione per Moretti, Elia e Paganelli, ma il Gip Rita Zaccariello aveva deciso una imputazione coatta.Nella richiesta di archiviazione era comunque stato sottolineato che "il sistema ferroviario sconta un forte ritardo nell’istituzione di un moderno ed efficace sistema di sicurezza ferroviaria". Ma – secondo la Procura – era difficile muovere rimproveri a singole persone fisiche. La Procura aveva chiesto invece il rinvio a giudizio dei sette dirigenti locali. A loro era imputato il mancato avvertimento telefonico al macchinista del treno passeggeri e di non aver diminuito la presunta pericolosità del posto di movimento di Bolognina. Ma l’avvertimento telefonico era solo una indicazione di buon senso (e i telefoni sui convogli non funzionano bene), visto che l’unico sistema di comunicazione è la segnaletica ferroviaria. E poco potevano fare i dirigenti locali per modificare la situazione di Bolognina. Di questo si era convinto anche il Pm dopo i documenti e le indagini difensive degli avvocati dei dirigenti locali, che così aveva chiesto l’assoluzione anche per loro.

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