Diritto di cittadinanza, noi siamo diversi


27 APR. 2011 – Le procedure e le condizioni per l’acquisizione della cittadinanza cambiano sensibilmente nei diversi Paesi dell’Ue e sono tuttora in trasformazione. In Paesi come Italia, Danimarca, Grecia e Austria, per esempio, richiedere la cittadinanza per residenza è possibile solo dopo 9-10 anni di iscrizione all’anagrafe, così come non è automatico ma, anzi, difficoltoso ottenerla anche se si è nati nel territorio del Paese ma da genitori stranieri. Nel caso dell’Italia, la legge 91/1992 attualmente in vigore prevede che il figlio di stranieri nato qui possa presentare domanda di cittadinanza una volta diventato maggiorenne, entro un anno e a condizione che abbia risieduto in Italia senza interruzioni dalla nascita.Non vale quindi – come succede in Francia – il “doppio jus soli”, che facilita l’ottenimento della cittadinanza per chi nasce sul territorio nazionale da stranieri a loro volta nati sullo stesso territorio, e non ci sono facilitazioni per chi nasce sul territorio nazionale da stranieri residenti (caso della Germania). In altri Paesi (Irlanda, Belgio, Portogallo e Spagna), dove la residenza richiesta per ottenere la cittadinanza comporta sempre un numero elevato di anni (dai 7 anni del Belgio ai 10 di Portogallo e Spagna) le norme sono più “morbide” nel caso di nascita nel Paese. In Irlanda, per esempio, i nati nel Paese da genitori stranieri possono ottenere la cittadinanza se uno dei genitori ha un permesso di residenza permanente o ha risieduto regolarmente nel Paese per almeno tre anni prima della nascita del figlio.In Italia il dibattito sulla normativa per la cittadinanza è in corso da anni, con varie proposte di legge presentate. Il testo unificato già approvato dalla commissione Affari costituzionali prevede un inasprimento della normativa sulla naturalizzazione, che resta comunque fondata soprattutto sullo “jus sanguinis”. (Fonti: www.asgi.it  –  www.dossierimmigrazione.it)

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