Dire, fare, baciare, lettera, (no testamento)


27 MAR. 2009 – Tutto quello che ci resta è sperare di trovare un medico ragionevole. Ormai non basta più finire in buone mani. Adesso bisogna anche avere la fortuna che quelle mani siano collegate ad una buona testa. Che capisca che il corpo è nostro e che, nel stesso modo in cui verranno rispettate le nostre volontà rispetto alle proprietà materiali di cui disponiamo, devono essere esaudite anche quelle relative al nostro futuro nel caso in cui finissimo in uno stato vegetativo permanente.Da ieri, insomma, sperare è l’unica cosa che possiamo fare. Dopo che il Senato ha licenziato il ddl Calabrò sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat), l’arma del testamento biologico è infatti diventata pressochè inutile. L’approvazione di un emendamento dell’Udc ha fatto sì che le disposizioni sul fine-vita siano irrimediabilmente vincolate alle decisioni dei medici, che da oggi in poi aggiungeranno alle loro già innumerevoli responsabilità quella di decidere se applicarle o ignorarle.I rapporti di buon vicinato tra la maggioranza di centrodestra e la Chiesa, che su questo tema rischiavano di incrinarsi, sono dunque salvi e il Movimento per la Vita ringrazia. Ma gli attacchi non tardano a farsi sentire.“Sarà come nel ’74 per il divorzio, una grande battaglia di laici e liberali contro l’involuzione oscurantista dell’Italia, condizionata dalle gerarchie ecclesiastiche”. Il giorno dopo l’approvazione del ddl Calabrò, Maria Laura Cattinari dell’associazione "Libera uscita" pensa già al referendum per abrogare un testo che i sostenitori dell’autodeterminazione delle persone reputano una presa in giro. “Una legge incostituzionale – spiega la Cattinari – che viola gli articoli 2 e 32 sul rispetto della persona e la non obbligatorietà delle cure”. Il testo approvato in Senato è esattamente l’opposto di ciò che auspicavano gli associati a "Libera uscita" di Modena che, primi in Italia, avevano utilizzato la nomina per decreto giudiziario dell’amministratore di sostegno, come modo per far valere le proprie volontà terapeutiche nel caso di perdita della coscienza. Undici i decreti firmati ad oggi dal giudice Stanzani, una procedura che ha valicato i confini modenesi ed è già stata utilizzata anche a Treviso e Firenze. “L’iter che seguiamo – precisa la Cattinari – è assolutamente costituzionale, ma il disegno di legge riduce i margini di azione dell’amministratore di sostegno”. Inevitabile, dunque, per l’associazione "Libera uscita" il ricorso al referendum se la Camera non modificherà il testo approvato in Senato, anche sfidando il rischio astensione. Anche Rita Sanlorenzo, segretaria di Magistratura democratica, corrente della magistratura riunita in congresso a Modena fino a domenica, boccia in modo netto la legge sul testamento biologico passata ieri al Senato.    "Questa legge viola i diritti fondamentali della persona e soprattutto il diritto all’autodeterminazione e alle scelte personali per il proprio corpo", ha detto a margine del congresso. Sotto accusa soprattutto il fatto che la volontà di un cittadino di non farsi più idratare, messa nero su bianco precedentemente a uno stato di incoscienza, non possa essere rispettata. "Ora lo Stato glielo impedisce totalmente per quanto riguarda l’idratazione e l’alimentazione" – ha criticato – e in parte sui trattamenti terapeutici su cui il cittadino "può esprimersi, ma l’ultimo arbitro sarà il medico e questo é davvero una previsione che non si comprende".    La numero uno di Md ha aggiunto di aver apprezzato la proposta lanciata dall’oncologo e senatore del Pd Umberto Veronesi di chiedere, ai cittadini che lo vogliano, di fare un proprio testamento biologico prima dell’entrata in vigore della legge. "Ho sentito della proposta di Veronesi, mi sembra molto interessante e molto stimolante. Valuteremo se aderirvi anche noi come gruppo complessivo o come singoli", ha concluso.E proprio il giorno prima del voto al Senato sulle Dat, a Ferrara è morto Alberto Bombardi, un infermiere entrato in coma a 27 anni in seguito ad un incidente nel febbraio del 1997. Un calvario lunghissimo, che la sua famiglia non ha mai voluto interrompere. Anche se, come dice oggi la madre Flora, "sono stati dodici anni di illusioni e delusioni, un’attesa infinita. Anni in cui si muore dentro". Chissà se Alberto, che prima dello schianto passava ogni giorno in ospedale, a stretto contatto con chi lotta tra la vita e la morte e con chi cerca di combattere la seconda fin dove la scienza ha strumenti per farlo, avrebbe voluto che andasse così.

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