Dieci anni vissuti pericolosamente


BOLOGNA, 8 GIU. 2011 – Ne sono successe di cose durante il decennio appena concluso. Ormai si guarda al 2000 come ad un’era fa, soprattutto dal punto di vista economico. Nelle nostre tasche c’erano le lire e non gli euro. E la Cina era ancora lontana, nessuno la considerava un concorrente di cui avere paura. Anche in Emilia-Romagna il panorama è cambiato, tanto da indurre CNA e BCC ad organizzare un’iniziativa interamente dedicata alle dinamiche e alle trasformazioni che negli ultimi due lustri hanno interessato la struttura produttiva locale. Stamattina a Bologna, in "Dieci anni di congiuntura regionale", ci si è chiesto infatti quali potenzialità ha oggi il sistema di micro e piccole imprese nel contesto economico emiliano-romagnolo e quali sono le strade da intraprendere nel prossimo futuro.Strumento fondamentale per questa analisi sono stati i risultati di uno studio condotto dall’Osservatorio TrendER, realizzato da CNA e BCC con la collaborazione scentifica di Istat. Proprio Marco Ricci, direttore regionale di Istat Emilia-Romagna, ha illustrato i dati raccolti, affermando che il ruolo delle imprese da 1 a 19 addetti nel corso dell’ultimo decennio è stato determinante per numero, crescita degli addetti, fatturato ed occupazione creata. Dal 2001 al 2007, il fatturato di queste imprese è cresciuto di oltre il 25%. Solo la crisi, a partire dal 2008, ha in parte ridimensionato il fatturato che in tre anni, dal 2008 al 2010, è calato del 14%. Alcune costanti strutturali hanno invece attraversato il decennio senza significativi cambiamenti riguardano. Si tratta dell’importanza preponderante della produzione conto terzi (eccetto che nel settore alimentare) e del peso limitato del fatturato estero.Anche con la crisi, ha spiegato Ricci, si è registrata una tenuta delle imprese emiliano-romagnole in quanto entità economiche attive. A soffrire sono state invece le dinamiche degli addetti, che fino al 2008 crescevano e poi hanno subito una brusca frenata. Cambiamenti significativi si sono verificati, inoltre, nelle forme giuridiche delle micro e piccole imprese, che sono diventate meno personalizzate dando il via ad un forte incremento delle società di capitali. TrendER, poi, evidenzia performance della micro e piccola impresa molto diversificate tra i settori che hanno accompagnato le dinamiche di trasformazione dimensionale e composizione strutturale. L’andamento del fatturato nel decennio indica la metalmeccanica come settore più dinamico e comprova l’andamento negativo di moda e, in misura minore, del legno-mobile, evidenziando il dinamismo delle costruzioni e dei trasporti.“I processi evidenziati – ha spiegato il segretario di CNA Emilia-Romagna Gabriele Morelli – mostrano cosa è successo nel recente passato, ma aiutano anche ad interpretare le opportunità e i vincoli che si configurano per i prossimi anni. L’equilibrio che il sistema regionale ha trovato a livelli tecnologici intermedi è più avanzato di quello complessivo nazionale. Le politiche necessarie a valorizzare queste positive caratteristiche dell’economia regionale, non possono che essere quelle volte all’innovazione, non genericamente declinata, ma specificamente legata alla conoscenza e alla sua sistematica diffusione, tramite reti, data base, canali di diffusione delle conoscenze concepiti per essere adottati ed utilizzati dalle imprese più piccole, formazione di un capitale umano nuovo”.La pensa così anche Ilario Favaretto, docente di Politica economica regionale all’Università di Urbino, secondo il quale "le micro e piccole imprese necessitano non solo di infrastrutture efficienti e pienamente fruibili nonostante le ridotte dimensioni, ma anche di pacchetti di software concepiti in base alle loro esigenze che ne consentano il pieno inserimento nei canali di circolazione delle conoscenze". "Lo spartiacque che si delinea – ha aggiunto Favaretto – mostra che non può più essere l’assetto precedente a configurare il punto di forza per la ripresa della nostra economia: la crisi ha evidenziato l’inadeguatezza del modello precedente, la cui forza consisteva nel sapersi adattare alle condizioni di mutevolezza dei mercati ma senza evolvere nei contenuti di conoscenza scientifica e nelle capacità di innovare sistematicamente”.Una ricetta per cambiare registro è arrivata da Patrizio Bianchi, assessore regionale a scuola, formazione professonale, università e ricerca e lavoro. Intervenendo all’assemblea, ha ricordato che a far la differenza non sono le dimensioni di un’impresa, ma la centralità che viene data alla persona. L’artigianato, infatti, non è nient’altro che la creatività che diventa manufatto. Non può quindi prescindere dall’apprendimento continuo di un gruppo di persone che lavorano insieme. E l’unica cosa da fare in queso caso è riacquistare il senso del lavoro, assimilandolo non soltanto alla crescita dei fatturati ma anche a quella dei singoli dipendenti. "Quando si parla del futuro – ha esortato l’assessore – bisogna essere responsabili. Non si può più decidere di non scegliere e continuare a galleggiare. E’ un obbligo comune verso la comunità".

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