Dico coppie di fatto e dico giusto


BOLOGNA, 14 GEN 2011 – Gli occhi erano tutti puntati sull’esame di costituzionalità del legittimo impedimento. Ma la giornata di ieri è stata disastrosa per Berlusconi & co. anche per un’altra sentenza della Corte Costituzionale, quella che ha rigettato il ricorso del governo contro i cosiddetti Dico all’emiliana. Indigesta per i paladini della famiglia, era stata considerata la finanziaria votata dall’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna sul finire della scorsa legislatura. La quale, all’articolo 48, stabilisce parità di accesso al welfare sia alle famiglie di coppie sposate che a quelle formate da conviventi. Senza discriminazioni, dunque, dal punto di vista dello status giuridico e dell’orientamento sessuale. Una norma che per mesi suscitò gli strali dei politici del centro destra e della Curia. Secondo loro la decisione della Regione era ideologica e, cosa ancora peggiore, tendente a svalutare la famiglia come intesa dalla Costituzione. Secondo la Corte Costituzionale però quanto messo nero su bianco in Emilia Romagna è del tutto in sintonia coi dettami della Carta. "Secondo la Consulta – ha spiegato una nota di via Aldo Moro – la Regione non ha invaso alcuna competenza esclusiva dello Stato, né tentato di definire una nuova disciplina delle forme di convivenza diverse dal matrimonio, ma solo richiamato principi di uguaglianza e di non discriminazione peraltro già previsti dalla Costituzione e dai Trattati europei".Non c’era dunque nulla su cui fare ricorso. In fondo era stato lo stesso Errani, l’indomani del voto della finanziaria, a spiegare che non di Dico ne di Pacs si trattava, ma semplicemente di "garantire l’accesso ai servizi alle forme di convivenza reale". Che non vi fosse nessun intento di normare il concetti di famiglia l’ha ribadito il capogruppo del Pd in Regione, Marco Monari: "si sta parlando d’altro, ovvero della garanzia di accesso ai servizi. Siamo dunque soddisfatti che questo pronunciamento della Consulta abbia confermato la bontà dell’operato della Regione Emilia-Romagna, che ancora una volta si dimostra dalla parte dei cittadini: cioè, tutti"."E’ un bel giorno – ha commentato Sergio Lo Giudice (Pd), ex presidente dell’Arcigay – per chi crede nella democrazia come promozione della libertà di scegliere liberamente il proprio progetto di vita e le forme da dare al proprio amore".

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