Di nuovo guai giudiziari per Annamaria Franzoni


TORINO, 26 GEN. 2009 – Nuovi guai giudiziari per Annamaria Franzoni. La donna, che sta scontando 16 anni di carcere per l’assassinio del figlio Samuele, potrebbe tornare in tribunale con l’accusa di calunnia. E’ quanto chiede la Procura della Repubblica di Torino, che ha chiuso l’inchiesta Cogne-bis sul presunto tentativo di inquinare la scena del delitto durante un sopralluogo del luglio 2004. I pm hanno chiesto anche il rinvio a giudizio, per frode processuale, di Eric Durst, accusato di aver messo una falsa impronta nella villetta valdostana. Per tutti gli altri nove indagati, tra cui l’avvocato Carlo Taormina che all’epoca dei fatti difendeva la Franzoni e la sua squadra di consulenti, è stata invece avanzata la richiesta di archiviazione. "Gli elementi raccolti nei loro confronti – spiega il pm Marcello Maddalena – sono contraddittori".I fatti risalgono al 28 luglio del 2004, due anni dopo la morte del piccolo Samuele, quando i consulenti – italiani e svizzeri – di Taormina trovarono nella rampa del sotterraneo della villetta di Cogne alcune tracce che li portarono a ipotizzare il coinvolgimento nel delitto del vicino di casa Ulisse Guichardaz. Una denuncia boomerang per la Franzoni, perché le indagini portarono gli inquirenti a sospettare una manipolazione delle prove. E invece l’idrossiapatite, la sostanza chimica rinvenuta in alcune delle trentacinque macchie scoperte dai consulenti di Taormina, erano in realtà escrementi di animale, probabilmente una gatta, che qualcuno aveva calpestato in giardino e poi portato dentro la casa. Di qui la richiesta di archiviazione – dopo quattro anni di indagini – per gli autori del sopralluogo, caratterizzato secondo i magistrati da un "imbarazzante pressappochismo" e da negligenze "macroscopiche", ma non "fraudolente". L’accusa di frode processuale rimane solo nei confronti di Durst: è sua, secondo la Procura, l’impronta lasciata nella villetta, forse in concorso con altre persone non identificate. La giustificazione dello svizzero, che ha detto di aver toccato involontariamente la parete, non convince i magistrati. Che rimangono anche convinti della calunnia nei confronti di Guichardaz. La denuncia inviata all’allora procuratore capo Giancarlo Caselli conteneva infatti la richiesta di indagare nei suoi confronti. Ma si basava sugli errori "inescusabili" commessi nel corso del sopralluogo. Manca dunque quella "consapevolezza certa" dell’innocenza di chi viene accusato falsamente – come spiegano le 81 pagine dell’ordinanza della Procura di Torino nel motivare la raffica di proscioglimenti. Quella che, secondo l’accusa, aveva soltanto la Franzoni. La donna, essendo stata condannata in via definitiva per l’omicidio del figlio, era l’unica a sapere dell’innocenza di Guichardaz.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet