Delbono si dimette. E il Pd pensa già alle primarie


BOLOGNA, 28 GEN. 2010 – Sembrava volesse temporeggiare per controllare e chiudere personalmente gli atti amministrativi più urgenti, invece Flavio Delbono ha deciso di annunciare nella giornata di oggi le sue dimissioni ufficiali da sindaco di Bologna. Lo ha fatto in consglio comunale, subito dopo l’approvazione del bilancio 2010. Lunedì il primo cittadino aveva motivato la sua decisione di farsi da parte sostenendo che prima di tutto viene la città, ed è proprio in quest’ottica che bisogna leggere il suo gesto odierno. Formalizzando l’addio, Delbono rende infatti più probabile l’accorpamento delle nuove elezioni comunali alle regionali di fine marzo. E allontana da Palazzo d’Accursio lo spettro di un lungo commissariamento.Ad annunciare la decisione di Delbono ci ha pensato stamattina il suo vice Claudio Merighi, nel corso di una conferenza stampa in Comune: "Alle 9 abbiamo già informato il Prefetto e lo abbiamo pregato di informare a sua volta il ministro Maroni", ha spiegato. Così, ha proseguito Merighi, "siamo arrivati al punto esatto che rende possibile il voto a marzo in concomitanza con le Regionali". Ieri il numero 2 della Giunta aveva motivato il rinvio della firma sulle dimissioni di Delbono con la necessità di chiudere gli ultimi atti della giunta "utili per la città". Una procedura di monitoraggio che il vicesindaco, di fronte al nuovo termine fissato ieri da Maroni ("ogni giorno di ritardo nelle dimissioni si allontana la possibilità che si voti il 28 marzo", aveva detto il ministro) ha dovuto velocizzare: "Abbiamo chiesto di farci arrivare questa mattina l’elenco delle delibere urgenti da approvare anticipando la data del venerdì e alle 8.30 l’ho ricevuto, l’ho verificato con i tecnici della Segreteria Comunale e con i dirigenti e alle 9 mi sono recato dal Prefetto per informarlo che Delbono rassegnerà le dimissioni non appena approvato il bilancio 2010". Gli atti urgenti, circa una quindicina, e quelli già in coda nell’iter istituzionale andranno quindi in aula domani pomeriggio in una seduta straordinaria di Consiglio alle 15. "Per la nostra parte abbiamo fatto quello che ci è stato chiesto di fare, spostando costantemente la data di fine mandato e stressando continuamente la macchina amministrativa", ha messo in chiaro Merighi. Per il vicesindaco, insomma, ora la palla passa a Maroni: "La nostra responsabilità nei confronti della città ce la siamo presa tutta"."Io sono disponibile, ma bisogna cambiare la legge – ha fatto sapere Maroni – la normativa attualmente in vigore prevede che si possa votare il 28 marzo solo se il sindaco si è dimesso entro il 21 gennaio. Quindi per votare a Bologna il 28 marzo occorrerà un provvedimento legislativo che cambi le regole. Anche perchè sembra che dopo tanti annunci le dimissioni siano arrivate". Il titolare del Viminale ha annunciato: "Domani farò una riunione al ministero dell’Interno con i tecnici per capire gli spazi che ci sono e i provvedimenti che sarà necessario assumere e se tutti saranno d’accordo di accorpare le elezioni".Intanto il centrosinistra è già alla caccia del nuovo candidato sindaco. E per individuarlo il punto fermo sono le primarie. Lo ha messo in chiaro il segretario cittadino del Pd Andrea De Maria, spiegando che "saranno il metodo da cui partirà il confronto con le altre forze del centrosinistra per decidere insieme cosa fare"."Penso ci sia il tempo anche in caso di voto a marzo", ha detto De Maria. Il 2 febbraio Pier Luigi Bersani sarà a Bologna per partecipare alla direzione del partito: "Lì – ha proseguito De Maria – decideremo come affrontare le prossime scadenze, che venga Bersani è un segno di intelligenza". La scelta del candidato e della coalizione avverranno "in strettissimo coordinamento con il partito nazionale e regionale: del resto a Bologna si è sempre fatto così". La priorità, ha comunque chiarito De Maria, "é portare a casa intanto il voto a fine marzo" Lo stesso Bersani ha dato in giornata il suo benestare. "Ho sempre detto, nel caso del comune di Bologna, che sono per andare al voto nel più breve tempo possibile, con la sola compatibilità dell’approvazione del bilancio, necessario alla città, e nel rispetto delle norme generali sulle autonomie locali. Se tutto questo è compatibile con il voto il 28 di marzo, da parte del Pd non c’é nessun problema".

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