Delbono dice no alla privatizzazione dell’acqua. Ma è già troppo tardi


BOLOGNA, 25 FEB. 2009 – "L’acqua è troppo importante per essere lasciata nelle mani di qualche monopolista privato". Lo ha detto il candidato sindaco di Bologna del Pd, Flavio Delbono, intervenendo ieri alla presentazione di uno studio sulle mense dei poveri all’Antoniano nell’ambito del suo tour pre-elettorale nei quartieri della città. Delbono ha ritenuto opportuno ribadire il concetto dopo che il suo sfidante Alfredo Cazzola, aspirante primo cittadino gradito al Pdl, si è pronunciato per la vendita della quota di Hera appartenente al Comune di Bologna. Il ricavato, secondo l’ex patron del Bologna calcio, dovrebbe essere destinato a un fondo per agevolare l’acquisto della casa da parte delle giovani coppie. "Tra l’altro Cazzola dovrebbe saper bene che non è il momento di discutere di assetti societari delle multiutility – ha proseguito Delbono – Di questi tempi vendere vuol dire svendere, visto l’andamento delle borse, e quindi considero la sua dichiarazione una battuta infelice. L’acqua non si privatizza, l’acqua è un bene troppo prezioso, e quindi è bene tenerlo in mane saldamente pubbliche".Ma anche se, come vorrebbe Delbono, la situazione rimanesse quella attuale, non si può certo dire che l’acqua bolognese sia "in mani saldamente pubbliche". Perchè Hera è una società per azioni quotata in borsa, di cui il Comune di Bologna è solo uno degli azionisti. Una situazione che fa nascere, tra l’altro, un straodinario conflitto di interesse. Il sindaco infatti, oltre a essere un azionista, che punta quindi a massimizzare il dividendo della partecipazione del Comune, ricopre anche in sede Ato (Ambito territoriale ottimale) il ruolo di regolatore. E, nello stesso tempo, deve essere tutore gli interessi della collettività. Tre ruoli completamente in antitesi tra loro.Perciò, nel difendere – giustamente – l’acqua dalle "mani di qualche monopolista privato", Delbono legittima comunque la presenza di questi ultimi accanto alle amministrazioni comunali. Dopotutto risale al 2005 l’articolo della rivista "Economia pubblica" che porta la sua firma, in cui si sposa l’idea di "un modello manageriale misto per i servizi idrici, da implementare attraverso diverse forme di partnership pubblico-privato (PPP)". L’acqua, insomma, è senza dubbio "un bene troppo prezioso" secondo il candidato sindaco del Pd, ma con cui si può liberamente fare cassa.

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