Delbono: “Così sono stato fatto fuori”


BOLOGNA, 1 MAR. 2011 – Un’arroganza che sembrava essere stata messa da parte, ma che invece si ripropone. E’ l’atteggiamento che emerge da un’intervista rilasciata dall’ex sindaco bolognese al quotidiano di Napoli ‘La voce delle voci". Lo stesso Flavio Delbono che pochi giorni prima del pronunciamento sul suo rinvio a giudizio annunciava che non si sarebbe comunque dimesso, torna a mostrarsi presuntuoso. "Ho patteggiato – spiega nell’intervista – perché questa situazione poteva trascinarsi per anni, ma potevo fare come altri, puntando per esempio alla prescrizione".Chi siano gli altri non viene specificato, il primo che salta alla mente a tutti sappiamo chi è. Ad ogni modo di nomi Delbono ne fa, e tutti riferiti a coloro che l’hanno fatto fuori. "Ritengo – spiega – che il mio killer politico sia stato Vasco Errani, attuale presidente della Regione Emilia-Romagna, con la copertura del segretario Pd Pier Luigi Bersani e il non veto di Romano Prodi". Alla base del killeraggio, secondo l’ex primo cittadino, ci sarebbe stato un calcolo elettorale motivato dalla necessità di non perdere voti alle regionali. Anche se poi, continua, "il Pd a Bologna ha preso più voti che alle Comunali. Dunque il Cinzia-gate non l’ha danneggiato (riferito a Errani, ndr)".Nei giorni scorsi Flavio Delbono ha subito una condanna e un rinvio a giudizio nell’ambito dei due diversi filoni della vicenda Cinzia-gate. Per la parte riguardante l’uso illecito di denaro della Regione in viaggi privati all’estero, ha patteggiato una pena di un anno sette mesi e dieci giorni. Dopo di che per lui c’è una richiesta di rinvio a giudizio per per il mantenimento da parte di Cinzia Cracchi – anche dopo essere stata trasferita alla società Cup 2000 – del bonus di cui godeva quando era nella segreteria di Delbono in Regione. Infine, un terzo filone, con l’accusa di corruzione, riguarda il bancomat dato in uso alla Cracchi e intestato all’amico Mirko Divani.Nell’intervista Delbono parla di "accanimento mediatico" nei suoi confronti, "perché la vicenda investiva la sfera privata. E’ giusto che chi sbaglia paghi, l’ho fatto e molto, in termini assoluti e comparativi. Dunque una mia ripresa politica non è in agenda e non la troverei neanche giusta, adesso. Avevo 400 numeri nella rubrica del telefono, adesso ne ho 70 o 80, compresi quelli obbligati. Questo dà la misura della fuga". L’ex sindaco ritiene inoltre sproporzionato il prezzo pagato per una "leggerezza" da lui commessa. E dice anche di aver scontato "un eccesso di autonomia, il non essere stato prono alle tradizioni consociative. Si è visto quando ho insediato il comitato strategico dei saggi senza usare bilancini e per questo sono stato attaccato da Cna e Cgil"."E intanto oggi – prosegue – c’é chi raccoglie apprezzamenti del passato, come accaduto con quelli del Collegio Costruttori dopo le modifiche al piano regolatore. Oppure con quelli degli ambienti finanziari bolognesi, tra cui Unipol, schierati apertamente per alcuni candidati del centrosinistra, perché qui si punta a mantenere una certa ortodossia comunista nell’amministrare la cosa pubblica".

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