Delbono alle prese con il Cinzia-gate


BOLOGNA, 23 GEN. 2010 – Da un paio di settimane il sindaco Delbono è sulla bocca di tutti i bolognesi, ma oggi a parlare è stato lui. Lo ha fatto per circa 5 ore, in Procura, cercando di mettere a tacere le accuse che gli sono piovute addosso e che lo hanno portato ad essere indagato per peculato, abuso di ufficio e truffa aggravata. "Sono molto sereno e rassicurato", ha detto il primo cittadino al termine dell’interrogatorio. E nonostante il verbale sia stato secretato, dai suoi commenti a caldo è emerso che la prima parte dell’audizione ha riguardato domande del pm Morena Plazzi sui viaggi e le trasferte contestate a Delbono quando era vicepresidente della Regione Emilia-Romagna. Successivamente, all’incirca dopo le prime due ore, l’indagato, assistito dall’avvocato Paolo Trombetti, ha reso dichiarazioni spontanee sul bancomat dato in uso alla sua ex fidanzata e segretaria Cinzia Cracchi – anche lei indagata per peculato e abuso d’ufficio – e sugli incontri avuti di recente con la donna.Ma andiamo con ordine. Torniamo a quasi venti giorni fa, quando sotto le Due Torri è scoppiato il Cinzia-gate, un affare di soldi e favori che ha come protagonista proprio Delbono. A dir la verità, l’intera questione era stata sollevata la scorsa primavera, in piena campagna elettorale per l’elezione del sindaco. Alfredo Cazzola, candidato poi sconfitto al ballottaggio, aveva deciso di screditare il suo avversario rendendo pubbliche le confidenze che gli aveva fatto Cinzia Cracchi. Ed essendo quest’ultima una doppia ex, che dopo la fine della storia d’amore con l’allora vicepresidente della Regione era stata trasferita da viale Aldo Moro al centro delle prenotazioni sanitarie, aveva il dente piuttosto avvelenato. E’ venuto dunque fuori che la signora ha accompagnato, in veste privata, Delbono durante i suoi viaggi in Messico, Bulgaria, Stati Uniti e Cina, senza mai pagare nè una cena nè un albergo. Ci pensava l’ex assessore, ma con quali soldi? I suoi o quelli dei contribuenti?"Non ho mai usato denaro pubblico a fini personali e sono pronto a dimostrarlo", si era immediatamente difeso il candidato del Partito Democratico. E dopo la sua vittoria le acque si erano magicamente calmate. Hanno ricominciato ad agitarsi, guarda caso, all’inizio del 2010. Proprio quando la corsa verso le elezioni regionali di marzo è entrata nel vivo. Solo che sono entrati in ballo altri particolari piuttosto scomodi. E’ spuntato fuori – ed è stato subito sequestrato – un bancomat messo a disposizione della Cracchi durante la sua love story con Delbono. Lei ne attingeva dai 500 ai 1000 euro al mese, ma chi lo rifornisse non si sa. Quello che è certo è il nome dell’intestatario: Mirko Divano, vecchio amico del sindaco e suo possibile prestanome. Altro guaio sono le nuove accuse lanciate da Cinzia pochi giorni fa. La grande accusatrice di Delbono ha tirato in ballo degli altri soldi e un’automobile, che le sarebbero stati offerti in cambio del suo silenzio durante l’inchiesta.Oggi, finalmente, è arrivato il momento del sindaco. L’occasione per difendersi da quelle che ha definito "accuse kafkiane", smontate una per una davanti al pm. A propostito delle missioni, Delbono ha spiegato: "Abbiamo fornito ampi elementi per dimostrare l’uso corretto delle risorse pubbliche e anche elementi testimoniali che possono attestare la correttezza del mio comportamento". Restano in ballo però altri due viaggi in Messico per i quali la Procura gli ha contestato la truffa aggravata ai danni della Regione. Su questo aspetto il primo cittadino ha chiarito: "Rimane un errore dell’ufficio della Regione, probabilmente indotto da una incomprensione che ha prodotto un rimborso non dovuto a mio favore di circa 400 euro". Si tratterebbe della diaria percepita ugualmente dall’ex numero due della Regione nonostante, secondo l’accusa, fosse in vacanza in un villaggio a Santo Domingo. "Ovviamente sarà mia premura – ha aggiunto Delbono – provvedere alla restituzione di queste risorse non dovute alla Regione Emilia-Romagna". E ha aggiunto che la cifra limitata "non può che essere frutto di un disguido, non certo di un disegno criminoso". Per quanto riguarda invece l’uso del bancomat intestato a Divano, Delbono ha precisato: "Si tratta di una operazione assolutamente tra due amici, non c’é nessun legame di affari, ma nasce dalla restituzione di una anticipazione che io avevo fatto a lui per un acquisto di una casa che poi non si è materializzato". E ulteriori chiarimenti sono stati forniti anche per quanto riguarda gli incontri con la Cracchi: "Negli ultimi tempi ci sono stati in presenza di un testimone", specificando di non poter rivelare il nome del testimone. Tuttavia in queste occasioni, "non c’é stata da parte mia nessuna dazione di denaro, nessuna offerta o proposta". Poche ore dopo l’interrogatorio, Delbono si è recato a E’Tv, l’emittente alla quale ieri aveva affidato alcune frasi, tra cui quella in cui diceva che i bolognesi dovevano aver fiducia nella magistratura ma anche "in chi li governa". Alla registrazione dell’intervista sono stati ammessi, per ascoltare, anche i giornalisti delle altre testate. Lì il sindaco di Bologna ha fatto sapere che non si dimetterà neppure se dovesse essere rinviato a giudizio. "L’idea non esiste e non mi ha mai sfiorato il cervello, è un punto di vista che non mi appartiene", ha spiegato Delbono. Ripetendo più volte che "non sono ricattabile", perché "so perfettamente cos’ho fatto, so di avere sempre rispettato le leggi e speso bene le risorse pubbliche, mai per interessi personali". Delbono ha citato "altre vicende nazionali che hanno cose da insegnarci", facendo riferimento all’"Abruzzo, alla Puglia e a città del nord", in cui "la magistratura è per certi versi costretta a aprire procedimenti sulla base di notizie di reato presunte che vengono portate a conoscenza dei cittadini attraverso dei giornali, spesso non indipendenti, tipo quelli che fanno capo a Berlusconi". Chiarendo di non stare parlando di complotti, Delbono ha voluto sottolineare che si tratta di "un modo, soprattutto in occasione delle scadenze elettorali, di attaccare le persone, cercare di denigrarle e metterle in difficoltà e in alcuni casi costringerle psicologicamente a dimettersi". Come, ha continuato, "in Abruzzo, dove dopo lo scandalo che ha colpito i sindaci di Pescara e il presidente della Regione Abruzzo, entrambe sono passate al centrodestra e se anche tra un po’ di tempo, come pare, molte di quelle accuse cadranno, non torneranno al centrosinistra". Sembra piuttosto chiaro, insomma, che di Cinzia-gate si sentirà parlare ancora a lungo.

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