Decreto flussi, niente fragole per i lavoratori non comunitari


BOLOGNA, 16 MAR. 2009 – E’ uno dei settori che continua a resistere alla crisi e che continua ad attirare forza lavoro, seppure stagionale. Stiamo parlando dell’agricoltura, un comparto la cui manodopera proviene spesso dall’estero, soprattutto da paesi al di fuori dell’Unione europea. Nelle campagne dell’Emilia-Romagna principalmente occupati si trovano russi, moldavi e pakistani. Per questi lavoratori esiste un problema che si chiama decreto flussi, ovvero quel provvedimento con il quale il governo stabilisce ogni anno quanti cittadini stranieri non comunitari possono entrare nel nostro Paese. Il decreto flussi 2009 non è ancora uscito e il suo ritardo, già di due mesi rispetto al 2008, mette a rischio la disponibilità di manodopera nei campi.Recentemente è stata la Coldiretti Bologna a lanciare l’allarme. “L’iter dell’assunzione della manodopera extra Ue è lungo: se venisse pubblicato oggi stesso il decreto, i lavoratori non sarebbero nei campi fino a metà aprile e per alcuni prodotti sarà troppo tardi” ha spiegato Ulrike Bertini dell’ufficio paghe dell’associazione di categoria. Ma i ritardi dovuti al decreto flussi non sono un problema solo di quest’anno. Secondo dati ministeriali diffusi dalla Cgil e dalle Acli in Emilia-Romagna su oltre 80mila domande sono stati concessi nulla osta solo per 16mila persone. La provincia con il maggior numero di permessi è Modena, con quasi 4500. Bologna seconda con poco meno di 3500 e Reggio Emilia è terza con poco più di tre mila. Per fortuna che ci sono i nuovi europei. L’agricoltura, in attesa che il governo si decida a far uscire il decreto flussi 2009, può contare sull’utilizzo di lavoratori romeni e bulgari che essendo ora cittadini dell’Unione europea non sono più soggetti al vincolo di quella norma.

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