Dall’Archivio statistico delle imprese una fotografia del sistema produttivo emiliano-romagnolo


16 OTT 2009 – Imprese più strutturate rispetto alla tendenza nazionale, con una dimensione media al di sopra degli standard italiani e cresciute in modo significativo tra il 2001 e il 2007. L’Emilia-Romagna, rispetto al panorama italiano, presenta anche una percentuale inferiore di micro imprese (sotto i dieci addetti), ma soprattutto vede crescere costantemente, negli ultimi anni, la percentuale di imprese manifatturiere hi tech.
Sono questi alcuni dei dati sulla struttura produttiva dell’Emilia-Romagna messi in luce dall’Archivio Statistico delle imprese attive (Asia), aggiornato ogni anno dall’Istat e il primo esperimento italiano di utilizzo generalizzato e integrato di dati amministrativi a fini statistici.
Le caratteristiche del sistema produttivo regionale e il volume "La struttura produttiva dell’Emilia-RomagnaUna lettura attraverso l’Archivio Statistico delle Imprese Attive" sono stati illustrati oggi a Bologna.
"Le analisi presentate oggi – ha sottolineato Duccio Campagnoli, assessore regionale alle Attività produttive – confermano che il nostro sistema di imprese ha tutti i numeri per competere sui mercati internazionali. Un sistema fatto in gran parte di piccole imprese, ma che molto spesso si strutturano per gruppi, in rete, dando vita ad un ‘meccano’ produttivo strettamente connesso. Anche di fronte alla attuale crisi finanziaria ed economica mondiale, che naturalmente investe anche il sistema produttivo della nostra regione proprio per sua accresciuta presenza sui mercati internazionali avanzati. Non si tratta di una crisi di competitività del nostro sistema produttivo, ma si conferma la necessità di investire in fattori come la qualità, la capacità di innovazione, non solo tecnologica, ma anche gestionale ed organizzativa. Elementi che da tempo sono al centro delle politiche regionali per lo sviluppo economico e che hanno trovato un riscontro concreto nei più importanti documenti di programmazione regionale".

Un sistema solido, dove cresce la strutturazione delle imprese
Le analisi basate sull’archivio Asia restituiscono una fotografia del sistema produttivo regionale che conferma radicamento, solidità, innovazione e apertura, un sistema competitivo non solo a livello nazionale, ma internazionale.
Secondo i dati più recenti dell’archivio, relativi al 2007, sono circa 387 mila imprese con 1 milione e 676 mila addetti impiegati nell’industria e nei servizi. La struttura delle imprese conferma il processo evolutivo avviato dal sistema imprenditoriale emiliano-romagnolo, che presenta una maggiore complessità assunta nelle forme societarie: rispetto al livello nazionale, infatti in Emilia-Romagna si registra una minore incidenza di forme individuali di impresa (60,6%, rispetto alla media nazionale del 64,4%) e una maggiore concentrazione nelle forme giuridiche più complesse. Nel 2006 l’Emilia-Romagna è fra le regioni italiane con la quota più alta di società di capitali, in sensibile aumento rispetto al 2001.
Emilia-Romagna, regione d’Europa
Il rapporto presenta anche una analisi inedita che compara la realtà dell’Emilia-Romagna con quelle delle 18 regioni europee manifatturiere più avanzate e dà quindi conto del significativo e crescente profilo europeo di specializzazione acquisito dal sistema produttivo emiliano-romagnolo in alcune delle sue principali filiere.
Accanto a questi processi virtuosi di sviluppo di forme più strutturate, si confermano alcune peculiarità del tessuto produttivo regionale, quali la storica propensione degli emiliano-romagnoli a intraprendere, con un comparto artigiano molto radicato (129 mila imprese extra agricole e oltre 341 mila addetti), e lo sviluppo, qui più che altrove, di forme solidaristiche di impresa, con un comparto cooperativo composto da imprese leader sui mercati di appartenenza, che occupano complessivamente l’11% degli addetti regionali.
Su 266 regioni europee, la regione si colloca al 13esimo posto per tasso di occupazione manifatturiera, terza in Italia dopo Marche e Veneto. Nell’ambito delle diciotto principali regioni manifatturiere europee, l’Emilia-Romagna figura tra quelle in cui il ruolo trainante dell’industria appare più evidente.
Cresce e si consolida l’hi tech
All’interno del comparto manifatturiero assume un peso crescente quello hi-tech, che registra una dimensione di impresa in continuo aumento, grazie anche ad una tendenza alla concentrazione. In crescita è anche la ramificazione dell’attività produttiva di queste imprese, con un aumento delle aziende con più localizzazioni e degli addetti, quindi degli investimenti e delle presenze produttive delocalizzati al di fuori del territorio regionale, nelle reti lunghe internazionali.
Nonostante il peso dei settori hi-tech sia ancora complessivamente contenuto, l’Emilia-Romagna presenta nel confronto con l’Italia un numero di addetti nei settori tecnologicamente più avanzati più alto della media nazionale (in rapporto alla popolazione residente in età lavorativa), sia nella componente manifatturiera, sia in quella dei servizi, anche se la vera specializzazione si realizza nei settori a medio alta intensità tecnologica. Più ridotto, a differenza della maggior parte delle altre regioni manifatturiere italiane, è invece l’orientamento verso i settori a bassa intensità tecnologica, che sono anche quelli più soggetti alla concorrenza dei paesi emergenti.
I principali comparti produttivi
I dati forniti da Asia consentono anche di individuare settori trainanti dell’economia regionale, sui quali focalizzare le politiche di incentivazione e di sviluppo.
Il settore del terziario (commercio, alberghi e altri servizi) prevale in termini sia di imprese (oltre 278 mila, pari al 72% del totale) sia di addetti (circa 967 mila, pari al 58% del totale), mentre l’industria (in senso stretto e costruzioni), pur rappresentando solo il 28% del totale delle imprese, utilizza il 42% degli addetti. Rispetto alla struttura produttiva nazionale, quella regionale, così come quella del nord-est, risulta più concentrata nel comparto dell’industria in senso stretto che in regione rappresenta, nel 2007, il 12,7% del totale delle imprese e il 32,4% degli addetti, mentre in Italia l’11,6% delle imprese e il 27,1% degli addetti. Le imprese del settore presentano la dimensione media maggiore, pari a 11,1 addetti in Emilia-Romagna, 10,9 nel nord-est e 9,2 in Italia.
Una struttura produttiva aperta
E l’Emilia-Romagna consolida l’apertura della propria struttura produttiva regionale, testimoniata dall’incremento del numero di unità locali di imprese regionali presenti in altre regioni italiane, che nel 2006 (ultimo dato disponibile) ha superato il numero di quelle di imprese di altra regione presenti in Emilia-Romagna (9.174 contro 8.854). In termini di occupazione la relazione si inverte: oltre 136 mila persone operano sul territorio per conto di imprese non regionali, mentre sono oltre 130 mila gli addetti che operano in altre regioni italiane per conto di imprese regionali.
Prima in Italia per numero di addetti rispetto al numero di unità locali
Anche nel 2006 l’Emilia-Romagna si conferma la regione con il più alto numero di addetti nelle unità locali di imprese non agricole ogni 1.000 residenti in età lavorativa (15-64 anni). A fronte di una media nazionale di 440 addetti ogni 1.000 residenti fra i 15 e i 64 anni, in Emilia-Romagna se ne contano 600, in Lombardia 570, in Veneto 552.

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