Dal chilometro zero all’internazionalizzazione.In mezzo c’è Macfrut


CESENA, 26 SET. 2012 – Gli italiani voglio ortaggi e frutta italiani. E’ emerso al convegno promosso da Coldiretti Emilia-Romagna, "L’ortofrutta firmata dagli agricoltori italianì al Macfrut di Cesena. Secondo i dati presentati, nel primo semestre 2012 sono aumentati i volumi di acquisto di prugne (+14%) nettarine (+13%), angurie (+6%), fragole (+3%), mentre sono diminuiti gli acquisti di frutta esotica (-11% in quantità e -6% in valore). Il consumatore punta sempre di più verso il prodotto di qualità. Nel settore delle pesche e nettarine, produzioni simbolo dell’agricoltura emiliano romagnola, i prezzi e gli acquisti al consumo – secondo i dati presentati al convegno – hanno premiato il prodotto di qualità elevata, mentre hanno penalizzato le produzioni di qualità più scarsa. DARE UN TAGLIO ALLA FILIERA, CI PENSA COLDIRETTITagliare i troppi passaggi del cibo dal campo alla tavola che alimentano le speculazioni e sprechi, e rendono poco redditizia l’agricoltura per il coltivatore. E’ l’obiettivo di Fai, progetto di Coldiretti, col sostegno logistico dei Consorzi Agrari d’Italia, presentato oggi al Macfrut. Fai commercializzerà solo prodotti nazionali con un passaggio diretto dalle aziende agricole ai canali distributivi. Secondo Coldiretti, per ogni euro speso da un consumatore solo 17 centesimi restano alla produzione. In questo modo un chilo di frutta costa meno di una tazzina di caffé. "Non è più possibile – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – proseguire con un sistema che sottostima il valore del produrre di cibo rispetto ai suoi spostamenti. Con Fai, come per la vendita diretta, intendiamo ridurre gli interminabili passaggi dal campo alla tavola, con la fornitura diretta di prodotti italiani ai sistemi distributivi per recuperare il valore aggiunto e per dare risposta alla richiesta del consumatore di riconoscere l’identità e l’origine del prodotto".CATANIA: "GIUSTO PROMUOVERE ORTOFRUTTA ITALIANA" "Sottolineare l’italianità di un prodotto è sempre importante e meritorio. Ben venga quindi l’iniziativa di Coldiretti di promuovere l’ortofrutta Fai, firmata dagli agricoltori italiani". Lo ha detto il ministro delle politiche agricole, Mario Catania intervenendo al convegno di Coldiretti. Il ministro ha ricordato che per l’ortofrutta fresca "c’è già l’obbligo di indicare l’origine e che il problema è piuttosto la necessità di maggiori controlli che l’etichettatura obbligatoria venga applicata da negozianti e grande distribuzione". Tra i problemi dell’ortofrutta, Catania ha indicato il calo dei consumi che si è verificato negli ultimi 10 anni, una filiera fatta di troppi passaggi e una scarsa aggregazione dei produttori. "Per un lungo periodo – ha detto il ministro – la distribuzione ha piegato il prodotto alle esigenze logistiche, penalizzando la qualità e disamorando il consumatore. Per fortuna le cose adesso stanno cambiando e anche la grande distribuzione comincia a guardare alla produzione italiana in modo nuovo". Proprio al convegno di Coldiretti infatti, Il presidente di Coop Reno (37 negozi tra Bologna, Ferrara, Ravenna, Polesine, con 75 mila soci) ha annunciato che dal prossimo anno commercializzerà solo pesche italiane.RABBONI: "PER I REDDITI DI FILIERA CI VUOLE UNA LEGGE UE" "Per favorire una più equa distribuzione del reddito nella filiera e una maggiore trasparenza nei rapporti commerciali tra produzione agricola e grande distribuzione, rapporti oggigiorno troppo squilibrati a tutto vantaggio della Gdo, occorre giungere al più presto a una normativa comune europea, anche per evitare il rischio di una penalizzazione dei produttori italiani da parte dei grandi gruppi distributivi internazionali, che hanno la possibilità di approvvigionarsi in tutta l’Ue". Lo ha detto l’assessore regionale all’agricoltura dell’Emilia-Romagna, Tiberio Rabboni, al convegno organizzato dalla Regione, con Cesena Fiera, che ha aperto Macfrut. Dopo aver espresso soddisfazione per il risultato conseguito con il varo del decreto applicativo dell’articolo 62 del decreto liberalizzazioni del gennaio scorso, decreto che fissa alcuni precisi ‘paletti’ nella disciplina dei rapporti commerciali tra produzione agricola, industria di trasformazione e grandi catene distributive (obbligo di contratti scritti tra la parti, garanzie sui tempi di pagamento e divieto di pratiche sleali) e che entrerà in vigore dal 24 ottobre prossimo, Rabboni ha insistito sulla necessità di arrivare rapidamente ad un allineamento della regolamentazione in materia all’interno dei singoli Stati membri, col varo di una normativa comune a livello comunitario. "C’è un evidente scarto – ha rimarcato – tra la consapevolezza della necessità di un intervento legislativo per riequilibrare la situazione con regole chiare che tutelino l’anello più debole della filiera, cioè i produttori agricoli, e l’effettiva realtà". "Proprio per questo – ha concluso – a fronte del fatto che la decisione europea tarda ad arrivare, proporrò alla Conferenza Stato – Regioni e al Ministro Catania di sollecitare la Commissione Ue a muoversi rapidamente in questa direzione".

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet