Dal 30 aprile ritorna a Reggio Emilia “Fotografia Europea”


REGGIO EMILIA, 10 FEB. 2009 – Dal 30 aprile al 3 maggio si svolgerà a Reggio Emilia la quarta edizione di "Fotografia Europea", promossa dal Comune di Reggio con la cura di Elio Grazioli. Quest’anno la rassegna vuole superare i traguardi raggiunti lo scorso anno quanto a numero di mostre, fotografi, eventi e operatori internazionali in arrivo da tutta Europa.Un centinaio gli spazi espositivi. Da una parte verranno celebrate l’arte e la cultura più istituzionali, in siti ad hoc come i Chiostri di San Domenico, la Galleria Parmeggiani, Palazzo Casotti, lo Spazio Gerra, la Sinagoga e il Teatro Ariosto, Dall’altra, ivece, si creerà una rete informale di luoghi, spazi e opportunità tutte da scoprire, coinvolgendo gallerie, appartamenti, bar, ristoranti, librerie e locali. Il segno di una straordinaria ricchezza e di un desiderio crescente di partecipazione della città alla manifestazione.Il programma espositivo, che si protrarrà fino al 7 giugno, verrà aperto da una "4 giorni" di inaugurazione. Dalla mattina fino a mezzanotte si succederanno lectio magistralis, eventi, workshops, letture di portfolio, proiezioni, incontri, spettacoli e concerti, con lo scopo di conoscere i grandi fotografi coinvolti, scoprire i nuovi talenti e confrontarsi sul tema proposto quest’anno.Dopo "Umano troppo umano", il tema di questa nuova edizione è "l’Eternità", intesa come il cuore segreto dell’immagine, come quell’attimo di sospensione che allunga il tempo, invita alla contemplazione e lega l’indimenticabile all’immortale. All’interno di questo contesto le mostre, con le modalità care alla manifestazione, sviluppano percorsi che vanno dalla sospensione alla dilatazione dello sguardo e dalla transitorietà dell’immagine alla poetica del riflesso.“Con il tema dell’eternità – chiarisce Elio Grazioli – intendiamo esporre e indagare in particolar modo la fotografia che fa dell’istante un momento sospeso, della sua fissazione un “arresto”. L’eternità che prediligiamo è allora quella interna all’istante, è l’introduzione di una dilatazione, di uno scarto, di una sfasatura, di una concentrazione, se non addirittura di una velatura. Proponiamo immagini, come direbbe Giorgio Agamben, che “si caricano di tempo”, che “rimettono in movimento”, e insieme portano la traccia del loro essere “impossibili oggetti d’amore”. Così almeno proponiamo di guardarle e l’eternità diventa allora una percezione del reale, uno stato del presente, un far spazio al tempo: istante sospeso, dilatato, sincopato, riflesso, scartato che ci permette di osservare, di vedere da fuori il cuore del reale; un tempo particolare, un passato contenuto, un futuro anticipato (“futuro anteriore”, dice Roland Barthes, oltre che “è stato”), come solo l’immagine sa fare (“trattenere”), chiedendo soltanto un supplemento di partecipazione, di attenzione, uno sguardo che si faccia un po’ più insistente”. Sono già state definite le partecipazioni istituzionali all’edizione 2009, riproponendo l’impostazione già avviata nelle passate edizioni, che prevede omaggi, mostre personali di autori di periodi e contesti diversi, produzioni e progetti inediti. Tra le personali quest’anno, Fotografia Europea presenta una mostra d’eccezione: l’esposizione di più di cinquanta lavori fotografici del grande filosofo francese Jean Baudrillard. Jean Baudrillard è uno dei maître à penser più conosciuti al mondo, in particolare per la sua pungente e spietata analisi del “sistema degli oggetti”, della società dei consumi e dei mezzi di comunicazione. La realtà come simulazione e rappresentazione, come insieme di segni che ormai rimandano solo a loro stessi e nulla hanno più a che vedere con la sostanza “vera” del reale.Ruota attorno a questi temi la mostra di fotografie di Jean Baudrillard a Palazzo Casotti, realizzata grazie alla preziosa collaborazione di Marine Baudrillard. Si tratta di una selezione di alcuni cicli di opere che danno conto dell’intero percorso creativo di Baudrillard. Immagini a colori, che ritraggono soprattutto oggetti e luoghi bloccati in un incantesimo da cui, dice Baudrillard, sono loro a guardare a noi.L’intento di Baudrillard è di “disvelare” l’immagine rovesciando il ruolo dello spettatore che, mentre guarda, si sente a sua volta osservato: è il senso di quella che Baudrillard ha chiamato a più riprese “iperrealità” e “simulacro”. Il senso della sua ricerca fotografica si esplicita nel recupero della forza dell’illusione primigenia: giocando con le forme, fissandole nel loro essere “segno”, in un gioco che rimanda solo a se stesso, dà vita a un “luogo dell’illusione”. L’illusione cui aspira Baudrillard è quella radicale del mondo, quella che si riferisce alla magia delle apparenze: un’illusione che è più fondamentale dello stesso reale ed è proprio quella che il mondo della simulazione e della rappresentazione sta eliminando metodicamente.Nelle giornate inaugurali la mostra sarà accompagnata da un evento/spettacolo a cura di Marine Baudrillard, Jean-Paul Curnier e Paolo Fabbri.

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