Da settembre in E-R 10 mila studenti in più e 1700 dipendenti in meno


BOLOGNA, 31 MAR. 2010 – Il prossimo anno scolastico, in Emilia-Romagna, comincerà all’insegna del paradosso. Gli istituti della regione risponderanno all’arrivo di 10 mila nuovi studenti nei diversi gradi di istruzione, dalla scuola dell’infanzia alle superiori, con 1000 insegnanti in meno e 700 posti "tagliati" fra personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Inoltre, a Piacenza e Ravenna, 500 bambini resteranno fuori dalla scuola dell’infanzia. Sono alcuni dei dati previsti da settembre e riferiti dal nuovo segretario regionale Flc-Cgil Raffaella Morsia, eletta il 5 marzo. Nel suo primo incontro con la stampa, Morsia ha tracciato il quadro della situazione della scuola in regione, prendendo più volte le distanze dal dirigente dell’ufficio scolastico regionale Marcello Limina e accusandolo di ignorare lo stato di precarietà e la sofferenza finanziaria in corso. "Limina è consapevole che rappresenta un sistema che era virtuoso in Emilia-Romagna – ha detto Morsia – ma non accettiamo che lui contribuisca a distruggerlo e de-qualificarlo". In particolare, la Cgil punta il dito contro la mancanza di supplenti che ormai "non vengono chiamati o non pagati nei tempi previsti, per cui i bambini sono divisi nelle varie classi e parcheggiati" e contro la sempre più diffusa pratica di chiedere contributi volontari ai genitori. A questo proposito il nuovo segretario ha spiegato che le somme richieste alle famiglie variano da 20-50 euro per le scuole primarie a 80 euro nelle medie, fino al picco di 150 alle superiori, e in genere servono a comprare carta per le fotocopie, toner, gessetti. Poi Morsia ha citato il caso di un istituto comprensivo di Piacenza in cui è a carico delle famiglie il 100% del funzionamento didattico, il 50% di quello amministrativo e il 100% di attività extra come le visite nei musei o altre uscite. "Non siamo per lo sciopero del contributo volontario – ha chiarito Morsia – ma vogliamo che sia chiesto per fini propri e che sia gestito e rendicontato in maniera trasparente". Dal 2005 a oggi le scuole emiliano-romagnole vantano crediti dallo Stato per circa 80 milioni: in particolare, 6 sono quelli attesi dalla provincia di Piacenza, 19,3 quelli del modenese e 22,5 in provincia di Bologna. Nel capoluogo emiliano il picco è al polo artistico, dove il credito è di 660 mila euro. Altra conseguenza dei tagli alla scuola è sulle gite scolastiche, sempre più ridotte o eliminate. Giorni fa alcuni docenti dell’istituto comprensivo Kennedy di Reggio Emilia hanno annunciato ai genitori l’intenzione di interrompere i viaggi di istruzione per carenze di risorse ma, ha sottolineato la sindacalista, "sono stati pubblicamente redarguiti dal dirigente provinciale Vincenzo Aiello perché hanno leso l’immagine della scuola". Stessa denuncia, e niente gita, in un istituto comprensivo di Cavriago, sempre nel reggiano, per mancanza di soldi e docenti.

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