Da sempre diversa


BOLOGNA, 28 MAG. 2010 – Nessuno può sfuggire alla sua storia, tantomeno una città come Bologna. Da sempre punto d’incontro, capace di accogliere intere comunità che nei secoli si sono messe in marcia lungo le rotte migratorie, il capoluogo emiliano-romagnolo non può prescindere dal suo carattere multiculturale. Basta girare tra le vie del centro storico per cogliere tracce di una costante presenza straniera. Ma se i mini market gestiti dai pakistani, i bar in mano ai cinesi o i rivenditori di kebab sono facilmente riconoscibili, per quanto riguarda gli elementi legati al passato è necessario a volte affidarsi agli occhi di un esperto. Così ha fatto It.a.cà, il festival del turismo responsabile, che lunedì 31 maggio debutta proponendo un itinerario messo a punto proprio per ripercorrere i luoghi da cui sono passati tutti coloro che, pur non essendo nati in città, hanno deciso di viverci. Ad organizzarlo è Didasco, un’associazione culturale che, attraverso aneddoti e ricostruzioni storiche, vuole dimostrare che la diversità rappresenta un valore aggiunto per Bologna, oggi come nei secoli scorsi. Ilaria Francia ci ha spiegato perchè.Perchè avete pensato ad un itinerario di questo tipo?L’itinerario è nato l’anno scorso, proprio grazie alla prima edizione di It.a.cà. Noi di Didasco volevamo riflettere sul tema del turismo responsabile e abbiamo deciso di utilizzare la storia per ragionare in termini contemporanei. Così, abbiamo individuato come punto di partenza del nostro giro l’Archiginnasio, che nei secoli scorsi era il crocevia degli studenti. Per via dell’Università, da sempre una delle punte di diamante della nostra città, Bologna era – ed è ancora oggi – continuamente frequentata da persone che provenivano da tutte le parti del mondo, e questo rappresenta un’inestimabile ricchezza. E poi? Quali sono le altre tappe?Poi passeremo attraverso il ghetto, dove viveva un’altra comunità diversa da quella autoctona. Analizzeremo, sia in positivo che in negativo, gli elementi che hanno caratterizzato la presenza del popolo ebraico all’interno delle mura bolognesi: le novità che ha introdotto, ma soprattutto quello che ha dovuto subire. E’ una riflessione che ci permette di puntare i riflettori su una tematica molto attuale, che anche oggi ognuno di noi sente vicina. Vogliamo insomma far capire da dove nasce la vocazione multiculturale di Bologna.Un elemento che ultimamente è visto più che altro in chiave negativa…La nostra città è sempre stata al centro delle grandi direttrici migratorie che vanno da sud a nord e da est a ovest. E la storia racconta che nella diversità ci sono tante cose positive, ma anche aspetti più sgradevoli, che emergono oggi con una forza sempre maggiore. Un esempio di ciò è rintracciabile nel luogo in cui si concluderà il nostro percorso: la Torre Prendiparte. E’ un angolo di Bologna molto importante, perché al suo interno c’erano le carceri arcivescovili, e dentro le varie celle ci sono diverse scritte settecentesche incise dai prigionieri. Una di queste è di Francois Vial, un francese accusato ingiustamente di furto, perché anche allora nel mucchio si andava a prendere il diverso. In che modo, quindi, Didasco interpreta il concetto di turismo responsabile?Cercando di rendere utile la conoscenza, in modo che ognuno possa fare tesoro delle esperienze passate nella propria visione quotidiana delle cosee applicarle alla propria quotidianità. Bologna, per esempio, non può misconoscere la sua storia di città-crocevia, che magari le avrà creato qualche problema, ma l’ha sicuramente arricchita a livello sociale e culturale attraverso il contatto con il diverso. A dimostrazione di ciò, lunedì sera, dopo aver visitato le carceri, saliremo fino in cima alla Torre Prendiparte per concludere degnamente il nostro giro con una meravigliosa degustazione sulla terrazza panoramica, che abbiamo voluto intitolare “Crépuscule à cheval sur la Méditerranée: diversità e ricchezza al di qua e al di là del mare”. Davanti ad uno dei panorami più suggestivi della città, saranno servite specialità di tipo francese-europeo, ma anche piatti algerino-marocchini: le due coste, insomma, si guarderanno, si parleranno e, attraverso una relazione di scambio, si riunranno nello stomaco diventando categorie uguali.Mi sembra di capire, quindi, che a voi piace andare alla scoperta di Bologna seguendo percorsi non convenzionali e che, come in questo caso, siete soliti legare i vostri itinerari a determinate tematiche. Perchè? Qual è la vostra filosofia?E’ semplice, noi siamo un gruppo di guide turistiche innamorate prima di tutto di questa città e abbiamo scoperto che i bolognesi non hanno la più pallida idea di dove abitano e di qual è la storia che li circonda. Quindi da un lato, oltre alle iniziative tradizionali pensate per i turisti, per i bambini e per le scuole, cerchiamo di farglielo capire organizzando delle visite a tema, dedicate all’amministrazione della giustizia, alle grandi storie d’amore, al Risorgimento o al ruolo delle donne in città. Dall’altro, esploriamo le zone di Bologna dimenticate da tutti, quelle che nessuno va mai a vedere, anche se fanno parte del tessuto sociale, urbano e culturale, ma che proprio perché non sono conosciute non vengono tutelate e conservate. E qual è la risposta che ricevete dai cittadini?Più facciamo queste cose – e ormai sono 10 anni, dato che Didasco è nato nel 2000 – più ci rendiamo conto che i bolognesi sono in gran parte affamati di storia e di cultura. Quando dai lo stimolo giusto, la gente partecipa e non è assolutamente svogliata. Ultimamente abbiamo fatto anche dei corsi di storia dell’arte e di storia di Bologna e le risposte sono molto positive: le persone scoprono di poter andare in pinacoteca senza doverla per forza considerare una sorta di mare magnum.  E tra le altre cose, sempre all’interno di Itaca, giovedì 3 giugno proporrete una passeggiata notturna nella Certosa, il cimitero dei bolognesi. Anche questa è un’iniziativa abbastanza particolare.Esatto, un altro dei grandi cavalli di battaglia della Didasco è proprio la Certosa, è un luogo che basta nominare per far sì che la gente, putroppo, cominci a fare gesti apotropaici e scaramantici. Noi, però, vogliamo combattere l’ignoranza facendo capire che la Certosa è uno dei più importanti musei a cielo aperto non solo di Bologna, ma d’Italia. E’ stato il primo esempio del concetto moderno di cimitero in Europa ed è un campionario di scultura – dal Neoclassico al Romanticismo al Novecento – che non si trova da nessuna parte: la parte monumentale è straordinaria. Poi lì  sono sepolti i bolognesi dal 1801 fino ai giorn
i nostri, quindi è pieno di personaggi legati alle vicende della città: pittori, scultori, musicisti, risorgimentali, libertini. C’è una marea di informazioni, di storia, che con le passeggiate notturne la gente ha riscoperto. Un’altra scommessa vinta, quindi.L’anno sorso abbiamo addirittura dovuto aggiungere delle date, perché, malgrado fosse partita in sordina, la gente è venuta a conoscenza di questa iniziativa con il passaparola, e questa è la cosa che ci ha fatto più piacere. Quest’anno, visto il successo, la riproponiamo, legandola alla mostra “Luci sulle tenebre”, che viene inaugurata proprio oggi. E’ un appuntamento di cui andiamo molto orgogliosi, perché per l’occasione verranno tirati fuori dai depositi una molti dipinti, statue e materiali mai visti, che appartengono alla storia pluricentenaria della Certosa. 

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