Crisi: siamo pronti a ripartire?


BOLOGNA, 17 NOV. 2009 – La situazione è ancora molto brutta, e difficilmente si riuscirà a recuperare entro la fine dell’anno. E’ questo il messaggio a dir poco sconfortante che esprimono i dati rilevati da TrendER, l’Osservatorio congiunturale di Cna Emilia-Romagna e Bcc in collaborazione con Istat che ogni semestre esegue una sorta di check-up sui bilanci delle 5.040 micro e piccole imprese associate in regione. Nella prima metà del 2009 ha registrato un crollo deciso del fatturato totale (19,92%), una grossa caduta della componente estera, che fino ad ora era riuscita a tenere a galla l’Emilia-Romagna (-30,5%), e di quella conto terzi (-20,5%). Un calo tendenziale notevole insomma, sia rispetto al semestre precedente che allo stesso periodo del 2008. "Si tratta di dati – commenta il segretario regionale Cna Emilia-Romagna, Gabriele Morelli – che inducono a riflettere. La caduta di fatturato e investimenti pregiudica le possibilità di ripresa e dà il senso delle gravissime condizioni in cui versano le micro e piccole imprese, il cui obiettivo oggi è sopravvivere per riuscire ad esserci ancora quando sarà superata la crisi. Le nostre preoccupazioni aumentano se a questi due indicatori aggiungiamo il fatto che prosegue e si rafforza la dinamica di alleggerimento dei costi per le voci retribuzioni (da -9% nel secondo semestre 2008 al -13% nel primo semestre 2009) e la perdita di quota dei consumi, che tendenzialmente ancora in crescita nel secondo semestre 2008 (+2,47%), nella prima metà del 2009 accusano una flessione importante su base annua (-22,1%), attestandosi sui valori più bassi finora osservati dal 2005".E tra gli imprenditori regna il pessimismo anche sul prossimo futuro. Da un sondaggio semestrale sulle prospettive e i tempi delle ripresa economica, effettuato nel mese di ottobre per conto di Cna Emilia-Romagna dall’Istituto Freni Ricerche di Marketing di Firenze, i titolari di imprese "eccellenti" associate hanno detto non solo che non si sentono fuori dalla crisi, ma che addirittura non intravedono nessun segnale di ripresa. Il fatto è che nel 2009 l’emergenza si sta facendo sentire in tutta la sua forza, specialmente sul fatturato, che registra una perdita media del 19%. Ma non finisce qui, perchè il 40,5% degli intervistati prevede un ulteriore calo tra il 2 e il 4% nei prossimi sei mesi, mentre solo il 7% si aspetta un lieve incremento. Coloro che pensano che "ci saranno ancora molti mesi difficili e le nostre imprese continueranno a soffrire" sono addirittura l’80%. E le prospettive di ripresa vengono dunque rinviate: nel migliore dei casi alla seconda metà del 2010 (39%), se non direttamente nel 2001 (28%). Ma quali sono, per gli imprenditori, i fattori critici che rischiano di ritardarla o di impredirla? Secondo il 50% la crescita della disoccupazione, il 38% dà la colpa alla stretta dei consumi e il 28% al debito pubblico. Ma la maggior parte – il 66% – ha risposto la stretta creditizia. Tra gli intervistati c’è infatti la percezione diffusa di un atteggiamento di riluttanza degli istituti bancari a sostenere le imprese: una gran volgia di non rischiare, insomma.Urge dunque trovare una via d’uscita, una direzione da seguire per poter tornare la regione ricca e prosperosa che eravamo. L’ultima parte della presentazione di TrendER è stata infatti dedicata proprio a questo. Ilario Favaretto, docente di politica economica regionale all’Università di Urbino e coordinatore dell’Osservatorio congiunturale, ha puntato sulla coerenza, perchè la considera alla base di tutte le scelte che, non solo l’Emilia-Romagna, ma tutta l’Italia è chiamata a fare. Valentino Cattani, vice direttore della Fondazione Banche di Credito Cooperativo dell’Emilia-Romagna, ha invece scomodato niente di meno che Sant’Agostino. Ha citato la sua massima per cui la speranza ha due figli: lo sdegno e il coraggio. "Lo sdegno è necessario – ha spiegato – perchè non è stato ancora attuato nessun cambiamento. Mentre il coraggio sta direttamente nel nostro essere emiliano-romagnoli e lo si vede nelle imprese innovative che siamo stati capaci a costruire". La conclusione, infine, è stata affidata a Morelli, che da buon padrone di casa ha messo al centro l’importanza delle relazioni sociali, ma ha anche tessuto le lodi del federalismo. "Bisogna che la responsabilità della spesa sia trasferita là dove questa viene fatta – ha avvertito – per poi lasciare ai cittadini il giudizio finale".

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet