Crisi: Rimini in bilico, il turismo non basta


LUNEDI’ 28 SET 2009 – La stagione turistica tutto sommato positiva non è riuscita a risollevare una situazione che, nel riminese, si preannuncia nei prossimi mesi difficilissima. La crisi economica ha colpito duramente le aziende più grandi dell’area, che minacciano di tagliare gli organici non appena gli ammortizzatori sociali saranno finiti. Il manifatturiero, dalla meccanica alla nautica, trattiene il fiato in attesa della ripresa degli ordinativi, e non va meglio al settore della moda o a quello alimentare. Ormai il tempo stringe: molte imprese, grandi e piccole, hanno cominciato con la cassa integrazione appena arrivata la crisi finanziaria. Passato un anno, se la ripresa non arriva in fretta la crisi diverrà strutturale e la perdita dei posti di lavoro sarà una vera e propria emorragia. Un’eventualità che i sindacati temono possa essere imminente.Certo, la stagione balneare ha dato una bella boccata di ossigeno, ma mancano ancora dati certi sui consumi. E poi il riminese sconta ancora la piaga del lavoro nero, elemento strutturale del settore turistico, che sottrae risorse preziose agli enti locali. Risorse che sarebbero vitali per fronteggiare la crisi.Di questo abbiamo discusso con Graziano Urbinati, segretario provinciale della Cgil di Rimini. Ci sono segnali di ripresa dell’economia globale, soprattutto dagli Stati Uniti, ma cosa succede a livello locale? Possiamo tirare un po’ il fiato in questo autunno?A livello occupazionale il peggio non è affatto passato, anzi… Noi ci aspettiamo per autunno-inverno una sofferenza, abbiamo già segnali di qualche azienda che non reggerà. Per ora sono piccole aziende, che hanno utilizzato gli ammortizzatori sociali per far fronte alla crisi occupazionale, ma che nei prossimi mesi li esauriranno. Parlo di quelle imprese che hanno cominciato con la cassa integrazione appena arrivata la crisi. E poi c’è il rischio, a partire dalle grandi imprese, dello strutturarsi della crisi. Mi può fare un esempio?L’esempio chiave è la più grande impresa del riminese, l’SCM, leader mondiale nella produzione di macchine per la lavorazione legno, con la quale siamo in trattativa: non siamo ancora riusciti a raggiungere un accordo al Ministero del Lavoro e l’azienda attiverà a breve la cassa integrazione straordinaria, nell’ottica di una ristrutturazione interna.E la Cig straordinaria prelude al licenziamento di alcuni lavoratori della SCM?È quello che vogliamo evitare. L’azienda intende mettere circa 530 lavoratori in Cig a zero ore, sparsi sulle varie imprese del gruppo. Un problema a livello nazionale, che coinvolgerebbe certo il territorio riminese, dove ci sono la maggior parte degli stabilimenti, ma anche Pesaro e Vicenza. Un elemento che, secondo l’azienda, diverrebbe strutturale. Da parte nostra, stiamo combattendo affinché intanto siano rispettati la volontarietà, i criteri di opzione e il principio di rotazione per chi va in Cig a zero ore, e perché l’azienda corrisponda un incentivo in più rispetto alla Cig. Fino alla fine saremo impegnati per ottenere, su queste basi, un accordo soddisfacente.Ci sono altre aziende importanti nelle stesse condizioni?Per quanto riguarda il manifatturiero, l’intero settore moda, e anche qui parliamo di leader mondiali, a partire dalla Aeffe. Poi c’è la questione della Ferretti imbarcazioni, che proprio in questi giorni parteciperà ai saloni nautici internazionali (Cannes, Montecarlo e Genova, ndr), dai quali si capiranno molte cose… Poi abbiamo avuto un problema specifico sulle concessionarie auto, che sono andate molto in sofferenza, sulla scia della crisi del comparto auto, e che sono state costrette ad affidarsi agli ammortizzatori sociali.L’accordo regionale sugli ammortizzatori siglato la primavera scorsa ha aiutato ad evitare i licenziamenti?Gli ammortizzatori in deroga hanno aiutato perché hanno permesso di estendere i benefici anche a quei lavoratori che prima erano scoperti. In secondo luogo, sono utilizzabili anche nel settore artigiani, dove con il fondo di sostegno al reddito bilaterale le risorse erano già finite. Senza gli ammortizzatori in deroga, già in questi mesi ci saremmo trovati in grossa difficoltà, perché l’artigianato è stato uno dei primi settori colpiti, soprattutto quella parte che lavora per conto delle grandi imprese. Nel fondo bilaterale abbiamo circa 1.000 artigiani: se non arriva in fretta la ripresa passeranno tutti agli ammortizzatori sociali in deroga, così da guadagnare tempo. Purtroppo però mi sembra che il Governo centrale non abbia né le idee chiare né la volontà di affrontare la crisi in maniera adeguata.Quante persone sono attualmente in cassa integrazione?Secondo i dati che abbiamo raccolto negli stabilimenti dove siamo intervenuti per le contrattazioni, esclusi i soli artigiani abbiamo 3.453 operai e 1.289 impiegati che hanno usufruito degli ammortizzatori da gennaio ad oggi, ovviamente non tutti a zero ore. Le stime sono comunque continuamente da aggiornare, specie ora con gli ammortizzatori in deroga, che hanno sicuramente allargato il numero. A questi vanno aggiunti, già a fine 2008 – inizio 2009 i precari, tra contratti a termine e lavoratori interinali, che sono stati i primi perdere il posto e che abbiamo stimato all’incirca in un migliaio. Infine bisogna conteggiare circa 500 lavoratori iscitti alle liste di mobilità, quindi che hanno perso il posto di lavoro.Che non sono affatto pochi…Per dare una proporzione di quanto la situazione sia degenerata rispetto all’anno scorso basta guardare il dato delle ore di Cig autorizzata: da gennaio a luglio 2008 tra ordinaria e straordinaria erano 270.981 ore, nello stesso periodo del 2009 sono 1,561,271 (un incremento del 476,15%, ndr). Per il 60% la Cig riguarda la meccanica, anche per le caratteristiche della normativa precedente, che interveniva soprattutto su aziende che operano sul manifatturiero, mentre commercio e turismo ne erano parzialmente o totalmente scoperte. Con gli ammortizzatori in deroga, però, allarghiamo la platea.Per quanto riguarda il turismo, la stagione non è andata poi tanto male…La stagione ha visto un’annata difficile, ma probabilmente ha retto meglio delle aspettative, è stata un po’ la valvola di sfogo per il resto dell’economia. Tuttavia, non sappiamo quasi nulla sul livello dei consumi: sappiamo dagli alberghi che le presenze ci sono state, che poi i turisti abbiano anche speso dei soldi nei bar o nei ristoranti è un’altra cosa. L’altro problema ancora aperto, che per il territorio riminese è strutturale, è il ricorso delle imprese del settore turistico a pratiche irregolari, soprattutto riguardo al lavoro nero. Alcune imprese, non tutte per carità, fondano la loro competitività sulle irregolarità, e la crisi ha forse peggiorato la situazione. Tutte quelle risorse non dichiarate impoveriscono il territorio, perché vengono tolte proprio al superamento della crisi.La stagione turistica dunque ha tenuto. Questo ha dato una boccata di ossigeno dal punto di vista occupazionale?Quest’anno abbiamo visto una cosa che non si verificava da anni: le code ai centri per l’impiego. E abbiamo visto anche il ritorno di molti riminesi alla stagione turistica. Non abbiamo i dati su questo, ma posso ipotizzare che proprio perché in regime di cassa integrazione, molti lavoratori abbiano deciso di rimpinguare le basse indennità lavorando in nero. Infatti le ispezioni che sono state fatte hanno rilevato un impianto di lavoro nero piuttosto diffuso.Quest’anno per la prima volta abbiamo assistito allo sciopero dei bagnini sulla riviera, per un rinnovo contrattuale da pochi euro in più. Come è finita la vertenza?Le due associazioni minoritarie degli imprenditori degli stabilimenti balneari hanno firmato l’accordo, mentre Oasi Confartigianato non ha accettato. A questo punto se ne riparlerà l’anno prossimo. Bisogna ricordare che gli stabilimenti godono di concessioni demaniali, che non sono in discussione, ma per le quali è giusto pretendere un comportamento integerrimo, sul versante del rispetto delle regole, dei contratti e della regolarizzazione dei lavoratori.Abbiamo detto dell’accordo regionale. Nella provincia di Rimini gli enti locali hanno fatto abbastanza contro la crisi?La Provincia ha istituito un fondo anticrisi provinciale, con un prestito a interessi zero diretto ai lavoratori investiti dalla crisi. I Comuni invece sono intervenuti con l’abbattimento delle rette di asili nido e materne. Proprio in questi giorni stiamo organizzando una serie d’incontri per verificare i risultati ottenuti, per capire se è necessario fare delle correzioni. In ogni caso, crisi e reddito dei lavoratori e dei pensionati sono i temi della prossima stagione, che contiamo di portare all’attenzione degli enti al momento dell’approvazione dei bilanci. Sugli enti locali, poi, grava il peso del taglio dei trasferimenti del Governo centrale, che sta cercando di scaricare la crisi sul territorio.

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