La crisi riduce lo spreco alimentare


Alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, ActionAid rilancia la campagna Operazione Fame e diffonde l’indagine Ipsos sulle nuove consapevolezze in materia di cibo e sprechi. In base ai dati della ricerca, si capisce che la crisi economica che affligge il nostro Paese da 5 anni ha avuto un impatto molto significativo sugli atteggiamenti e sui comportamenti di acquisto e di consumo per oltre la metà degli italiani, un dato che si conferma in tutta la sua forza anche in Emilia Romagna, dove quasi il 52% degli intervistati dichiara di aver diminuito gli sprechi alimentari proprio come diretta conseguenza della precarizzazione delle condizioni di vita. Inoltre, i cittadini emiliani si rivelano fra i più attenti per quanto riguarda la riduzione degli sprechi: più della metà degli intervistati nella regione dichiara di comperare solo lo stretto necessario (51%), mostrando un’attenzione ben più accentuata di quella della media italiana, che si attesta appena al 40%, e che consegna all’Emilia Romagna la medaglia di bronzo su questo tema, appena qualche punto percentuale dopo l’Abruzzo e la Sicilia. Leggermente sopra la media nazionale – che si assesta intorno al 73% – il 79% degli emiliani afferma di aver modificato le scelte relative ai propri acquisti in virtù di una maggiore attenzione per la propria salute, ponendo maggiore attenzione alla qualità, alla provenienza e alla riduzione degli sprechi, sebbene anche altri fattori stiamo cominciando a giocare un ruolo importante, lasciando intravedere una crescita della sensibilità verso le tematiche relative al cibo sano e giusto. Il 63% degli intervistati dichiara di aver ridotto gli sprechi spinto da un senso di fastidio nei confronti di un consumo dissipato, mentre il 33% è stato influenzato dalla consapevolezza che esistono persone che non hanno di che alimentarsi (la media nazionale non raggiunge il 30%). Sono questi alcuni dei dati emersi dall’indagine condotta da Ipsos per ActionAid “Verso l’Expo: gli italiani e gli sprechi alimentari, a casa e nelle mense scolastiche”[1], diffusa in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione e del rilancio della campagna Operazione Fame, attraverso la quale per il secondo anno l’Organizzazione intende intervenire e sensibilizzare il grande pubblico sulle disparità di accesso al cibo in Italia e nel mondo, contribuendo a rimuovere le disuguaglianze esistenti nel controllo delle risorse (terra, acqua, pascoli, foreste e sementi), promuovendo uno sviluppo economico locale sostenibile, e garantendo una corretta alimentazione a bambini e adulti. Nuove consapevolezze, quindi, che il campione interpellato da Ipsos testimonia di aver acquisito: rispetto a 2 anni fa, gli emiliani si dimostrano fra gli italiani più attenti agli sprechi, il 55% dichiara infatti di non buttare quasi mai alimenti scaduti senza che siano stati consumati, superando di parecchi punti percentuali la media italiana (38%) e attestandosi al primo posto della classifica delle regioni oculate fra quelle considerate nell’indagine. I cittadini dell’Emilia-Romagna, inoltre, hanno imparato a strizzare l’occhio a quelle variabili chiave che qualificano un prodotto alimentare: fra i banchi del mercato e di fronte agli scaffali dei supermercati, quasi il 60% degli intervistati nella regione afferma di privilegiare l’acquisto di prodotti stagionali, a fronte di una media italiana che non arriva il 50%. Gli emiliani, inoltre, si dimostrano attenti anche al rispetto dell’ambiente: quasi il 95% di loro dichiara di acquistare preferibilmente frutta e verdura sfusi, quindi prive di involucri di plastica o polistirolo, mentre il 22% acquista detersivi e prodotti per la pulizia “alla spina”. Gli emiliani tuttavia continuano ad affidarsi per la loro spesa ai punti vendita della grande distribuzione piuttosto che al banco del mercato.

L’indagine non si è limitata a sondare le abitudini alimentari degli italiani e degli emiliani, ma ha esplorato anche la loro consapevolezza sulle dimensioni che il problema dell’accesso al cibo assume in Italia e nel mondo, e sugli impatti delle proprie scelte di consumo e di acquisto sui paesi più poveri. Solo per il 6% degli emiliani ha deciso di impostare nuove abitudini di consumo a tavola conscio delle conseguenze che il proprio consumo incontrollato, individuale o familiare, può avere sul resto mondo. Il 54% degli emiliani afferma, inoltre, di essere a conoscenza che al mondo viene prodotto cibo sufficiente a sfamare molte più persone di quelle che lo abitano e il 46% sa che 1/3 della produzione mondiale di cibo viene sprecato. Il 30% degli emiliani non ha ancora nessuna idea dell’impatto che gli attuali sistemi di agricoltura hanno sull’ambiente, il 50% è consapevole che il cibo è un diritto riconosciuto dalle Nazioni Unite, poco più del 60% degli emiliani dichiara di avere solo una vaga idea del fatto che quasi 1 famiglia su 10 in Italia non può permettersi un pasto adeguato almeno ogni due giorni.Rispetto alla capacità di influenzare le scelte delle persone attraverso la sensibilizzazione ad ampio raggio, dall’indagine emerge che una buona dose di fiducia nel sistema dell’informazione caratterizza tuttavia gli emiliani interpellati, che tendono a dividersi tra coloro che confidano nel ruolo dei media e della sensibilizzazione per attivare comportamenti stabili più virtuosi sulla questione sprechi alimentari (55%) e circa una metà ritiene che l’attivazione avrebbe solo un effetto temporaneo (33%) o nullo (6%).“È fondamentale che i cittadini riconoscano il peso specifico individuale in quelle dinamiche che partono dal proprio territorio ma assumono una valenza globale, con la volontà – Dichiara Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid Italia – Confidiamo dunque nell’opportunità offerta da Expo 2015 per lasciare una grande eredità a questa classe emergente di cittadini attivi e consapevoli.”

 

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet