Crisi: Parma punta sulla solidarietà


24 SET. 2009 – La Camera del Lavoro Territoriale di Parma si prepara ad affrontare un autunno molto difficile forte dei suoi 71421 iscritti, 39492 dei quali pensionati e 6865 stranieri. La sfida è dura, con gli ordini in caduta libera e una crisi che non risparmia nemmeno i settori finora ritenuti al sicuro. Le ore di cassa integrazione sono tornate a crescere e, pur in presenza di qualche segnale di ripresa, le prospettive non sembrano buone.Ed è proprio per tutelare i lavoratori che la Cgil ha deciso di non abbassare la guardia. Il suo principale obiettivo è quello di allontanare il più possibile lo spettro dei licenziamenti, mantenendo – seppur con qualche sacrificio – i dipendenti all’interno del loro contesto professionale. Parola del segretario provinciale, Paolo Bertoletti. Com’è la situazione in provincia di Parma al momento della ripresa delle attività dopo la pausa estiva?Qui a Parma permangono forti preoccupazioni in diverse aziende. Sono arrivati dei segnali di ripresa nell’acquisizione di ordini, ma sono ancora molto timidi. Il dramma vero è che abbiamo delle aziende che hanno perso il 40, e a volte anche il 50, per cento del portafoglio ordini e secondo me prima di recuperarlo passerà ancora un po’ di tempo. Quali sono i comparti maggiormente colpiti?Tutto il meccanico, e questa volta anche l’impiantistica, che prima d’ora non aveva mai registrato cali. Poi ci sono la chimica e il vetro: noi siamo un polo nazionale in questo settore, che però sta vivendo una situazione di forte difficoltà. Si salva invece il farmaceutico, che insieme all’agroalimentare è uno i settori che di fatto hanno continuato a trainare l’economia provinciale. Mentre è crisi nell’edilizia e nel tessile, a cui si sta aggiungendo anche la moda. Essendo la parte del tessile che richiede la manodopera più qualificata, finora non era stata coinvolta, ma proprio in questi mesi sta subendo un rallentamento.E a livello di aziende, quali sono quelle più esposte alla crisi o interessate dalle vertenze più problematiche?Prima di tutto c’è la Spx, i cui lavoratori hanno appena ottenuto il ritiro della procedura di mobilità dopo 8 giorni di sciopero ad oltranza. Ma in questo caso si tratta di una scelta di delocalizzazione di una multinazionale americana ed è quindi un discorso più strutturale. Il lavoro c’è, ma hanno deciso di farlo fare in Germania anziché qui. La chiamano con un brutto nome: razionalizzazione. Ed è una decisione aziendale che secondo me non deriva direttamente dall’attuale situazione economica. La crisi comunque continua a manifestarsi in tante aziende, dove stiamo andando avanti con la cassa integrazione. Per esempio la Sidel Simonazzi, anche se tra poco ci sarà un’importante fiera a Monaco e ci aspettiamo degli ordini. E’ la più grande azienda di Parma, con oltre 1000 dipendenti, e si sta aprendo qualche spiraglio. Ma è una situazione che desta ancora forte preoccupazione.  Poi abbiamo le Bormioli, che sono ancora al palo, e tutta la marea di piccole aziende che a volte facciamo fatica a conoscere direttamente. Sono state fatte tantissime sospensioni, anche attraverso l’Ente bilaterale degli artigiani, e diverse realtà molto piccole sono effettivamente in grande difficoltà. Lei come giudica l’impegno degli enti locali nel fronteggiare la crisi? E’ stato fatto abbastanza?No, secondo me non hanno fatto abbastanza, in particolare il Comune di Parma. Nel senso che qui c’è una malattia: quella dell’apparire. Si fanno tanti annunci, ma dietro ai discorsi il più delle volte non ci sono dei provvedimenti concreti, salvo pochi casi isolati. Tra l’altro, quello con il Comune è un problema piuttosto serio, perché non accetta mai una critica e, soprattutto, rifiuta il confronto su buona parte dei temi che riguardano il mondo del lavoro. Mentre con la Provincia siamo riusciti a fare delle cose, anche importanti, con il Comune di Parma continua ad essere tutto molto difficile.Si tratta quindi di contrasti che prescindono dalla crisi.Assolutamente. Il loro è un comportamento consolidato. Cercano di parlare con noi il meno possibile, nell’ultimo periodo siamo riusciti a contattare solo qualche assessore. Però non riusciamo a concordare niente, né sulla questione dei bilanci, né sulle politiche da adottare a livello generale. E’ proprio una volontà del Comune di Parma di evitare il confronto. Io credo che su molte questioni si potrebbe fare meglio, ma non ci ascoltano. Per esempio, per quanto riguarda i servizi sociali, c’è stato un fortissimo ricambio del gruppo dirigente, a cui però non è seguita la volontà di riorganizzarsi. Si è tirato un po’ a campare, lasciando in sospeso molti provvedimenti avviati in precedenza. E ormai si è arrivati ad una situazione assolutamente pericolosa, perché in una pubblica amministrazione i servizi sociali sono un punto delicatissimo. Se gli ingranaggi della macchina si cominciano a bloccare, si fanno dei danni grossi. In base alla visione che ha del territorio provinciale, che previsioni può fare per l’autunno che sta per cominciare? Sarà purtroppo un autunno difficile, sia per l’occupazione, sia per le speranze di ripresa. Ripeto, qualche segnale positivo c’è, ma si stanno accumulando sempre più ore di cassa integrazione, che in alcune aziende sta addirittura finendo. E a quel punto bisognerà decidere come proseguire: se intraprendere la strada della cassa integrazione straordinaria, della mobilità o dei licenziamenti.Noi comunque abbiamo già sottoscritto dei contratti di solidarietà in diversi settori, l’ultimo in un’azienda metalmeccanica. Prima le imprese, ma anche le associazioni imprenditoriali, non li hanno mai voluti prendere in considerazione, ma il fatto che adesso comincino a farlo è molto positivo, oltre che altamente significativo. L’ammortizzatore ci permette infatti di tenere i lavoratori, anche se c’è una riduzione oraria. E quando un dipendente va in cassa integrazione a zero ore è fuori a tutti gli effetti dal lavoro dell’azienda. Il contratto di solidarietà consente invece di ripartirsi il lavoro, anche quando ce n’è poco, e ti mantiene comunque all’interno del contesto professionale, ti mantiene vivo.

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