Crisi. Ma quale fine nel 2010? Durerà almeno tre anni


RAVENNA, 23 APR. 2009 – "Temo la crisi del sistema bancario americano ed europeo. Nessuno sa quale sia il vero valore delle perdite finanziarie, e quindi si può prevedere una forte depressione legata al pagamento di questi debiti. Non vedo quindi la fine della crisi economica nel 2010, ci vorranno almeno tre anni". Jacques Attali, a capo della commissione per la crescita francese istituita dal presidente Nicolas Sarkozy, invitato da Confindustria Ravenna nell’ambito del convegno ‘Uno sguardo sul futuro: come cambia il mondo con la crisi’, si dichiara "molto preoccupato per la situazione finanziaria, assai pericolosa negli Stati Uniti, ma anche negli altri paesi più industrializzati. Ne discende che "non bastano piccoli segni per dire che la crisi economica si sta incamminando verso una soluzione positiva".Debito non scaccia debito – "Di fronte a noi – dice Attali – abbiamo una crisi che è fatta di debiti. Ma si cerca di risolverla con altri debiti. C’è il rischio fondato che saltino i parametri di Maastricht. L’ euro non sopravviverà se in Europa non vi sarà una armonizzazione del codice fiscale". L’economista francese invita quindi le imprese "a concentrarsi su settori innovativi legati all’ambiente, alle infrastrutture, alle nuove tecnologie. Occorre avere liquidità, non dipendere dalle banche, sostituire i costi fissi con costi variabili".Economia verde in espansione – Per l’economista francese "meglio non vedere lo Stato entrare nell’industria. Negli Usa però Obama ha annunciato un gigantesco piano per le nuove tecnologie, in Europa no. Invece io penso che le piccole imprese che oggi sono innovative e che operano magari nella ‘green economy’, domani saranno grandi imprese. Credo anche che ci saranno Stati che entreranno nel capitale delle banche, ma è pericoloso perché non sappiamo quali sono le perdite reali di questi istituti".Artoni: Servono risorse – "Noi abbiamo cercato di ‘tenere i motori accesi’ – commenta Anna Maria Artoni, presidente di Confindustria Emilia-Romagna – perché questa è una crisi legata alla domanda non di competitività. Le nostre imprese hanno cercato di non fermarsi, per questo la situazione da noi è meno pesante che in altre regioni. Occorre puntare sulla ricerca, sull’innovazione, ma per farlo occorrono risorse, oltre che parole"

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