Crisi, licenziamenti in massa alla Fini Compressori


BOLOGNA, 14 APR. 2010 – Se lo aspettavano, ma l’arrivo delle lettere di licenziamento è stato comunque un duro colpo per i lavoratori della Fini Compressori. Sono settantasei i dipendenti che lunedì prossimo non si recheranno allo stabilimento di Zola Pedrosa, periferia di Bologna. La crisi aziendale non è certo una novità, in otto anni questa è la terza procedura di mobilità avviata dalla proprietà. E fino a qua sono state 140 le persone mano mano lasciate a casa. Altre 108 sono gli attuali esuberi, di cui 76 hanno già scritto nero su bianco il loro licenziamento arrivato via posta stamattina.Al presidio di fronte allo stabilimento quello che più lascia l’amaro in bocca ai rappresentanti dei sindacati è il rifiuto da parte dell’azienda di continuare con gli ammortizzatori sociali, possibilità assolutamente praticabile, che non avrebbe richiesto salti mortali. "La Regione aveva già concesso sei mesi di ammortizzatori sociali in deroga", spiega Francesco Cicere della Fiom Bologna. "E attualmente c’è la disponibilità ad ulteriori sei mesi che possono arrivare anche ad altri 12 in caso di crisi aziendale. Una proposta che noi abbiamo fatto presente, ma che l’azienda ha rigettato".I rappresentanti dei lavoratori hanno annunciato un’azione unitaria lunedì per decidere lo sciopero e chiedono l’apertura di un tavolo per tornare a discutere ed evitare la mobilità. Perché, nonostante le lettere di licenziamento già arrivate, la situazione si può ancora recuperare.Secondo il segretario della Fiom di Bologna Bruno Papignani i licenziamenti recapitati oggi sono una "scelta lucida e provocatoria" che il sindacato è pronto a combattere "con scioperi, presidi, cause legali". Tuttavia, aggiunge, "la cassa integrazione in deroga è pagata dalla collettività e serve per evitare i licenziamenti." Da qui un ragionamento che viene spontaneo: "In questo caso la Regione dovrebbe chiedere a Fini i soldi indietro, fargli causa, chiedergli i danni. Spero che su questa vicenda il Presidente Vasco Errani intervenga".

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