Crisi: Legacoop E-R si preoccupa, ma non si dispera


BOLOGNA, 15 MAG. 2012 – I risultati dello scorso anno e le stime per quello in corso lanciano un "messaggio di forte preoccupazione: non di disperazione ma di preoccupazione si". A leggere in questo modo la difficile situazione economico-finanziaria, anche per il mondo della cooperazione, è il presidente di Legacoop Emilia-Romagna, Paolo Cattabiani secondo cui il "2011 è andato peggio del 2010 e il 2012 andrà peggio del 2011". D’altronde, osserva nel corso di una conferenza stampa, l’andamento "é in linea con quello del Paese. La nostra regione è tecnicamente in recessione ed è fatale che le cooperative risentano della situazione generale. I segni della crisi – argomenta – si vedono e ci sono dei segnali significativi di affaticamento. Dalle nostre tabelle" sul 2011 e sul 2012, "in ordine a fatturato, occupati, margini e soci, la parola crescita rischia di sparite: nel 2011 è stata citata dieci volte, nel 2012 solo sette. La foto – sostiene Cattabiani – è ancora abbastanza buona ma se proiettiamo il film è un film che ci desta forte preoccupazione". In base ai numeri di Legacoop Emilia-Romagna – cui aderiscono 1.450 cooperative per una valore della produzione pari a 30 miliardi di euro, 2,6 milioni di soci e 156.000 addetti – è prevista, nel 2012, una flessione dell’occupazione, in particolare nel campo delle costruzioni mentre, al mese di maggio, sono 81 le aziende cooperative ad avere fatto ricorso agli ammortizzatori sociali (erano 68 nel secondo semestre del 2011) coinvolgendo 4.120 lavoratori (3.185 nel secondo semestre 2011). Il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, è pari allo 0,61% del monte ore totale autorizzato dall’Inps in regione.Soffermandosi sul lavoro, nel 2011 "abbiamo tenuto i 150.000 addetti, l’85% a tempo indeterminato e il ricorso alla cassa integrazione – argomenta ancora il numero uno di Legacoop Emilia-Romagna – è stato pari allo zero virgola. Nel 2012 – osserva – nel settore delle costruzioni e nell’indotto sarà difficile mantenere questi livelli; il nuovo non parte, le ristrutturazioni sono ferme e i lavori pubblici anche: i prossimi mesi saranno particolarmente difficili". Quanto ai "margini – puntualizza Cattabiani – produciamo ricchezza in maniera minore rispetto al passato", sia per attività legate a lavori con la "pubblica amministrazione, complici le gara al massimo ribasso, sia con i privati che sono impoveriti e indeboliti". Altri capitoli, di fronte alla difficile congiuntura, la stretta del credito e i tempi di pagamento da parte della pubblica amministrazione e il tema della legalità. "Con la stretta creditizia e i ritardi nei pagamenti – ammonisce il presidente di Legacoop Emilia-Romagna – si rischia di trasformare un problema di liquidità in un problema di insolvenza" anche per aziende forti e patrimonializzate. sui tempi di pagamento, aggiunge riferendosi al settore dei servizi, le cooperative "ricevono pagamenti da enti locali e Asl’ in un tempo stimato in "300 giorni per crediti complessivi sui 210 milioni di euro"; nel settore in cui operano le cooperative sociali, invece, i tempo sono sui "140 giorni per crediti complessivi sui 200 milioni di euro". Sul fronte della legalità, tema particolarmente sensibile, ricorda Cattabiani, va "bene il lavoro fatto dalla regione Emilia-Romagna ma serve che tutti tengano la guardia alta, specie in periodi di crisi in cui gli spazi per l’illegalità si possono dilatare. Anche perché – chiosa – le organizzazioni criminali dispongono di grande liquidita" da impiegare.

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