Crisi, export stampella del manifatturiero italiano


1 AGO. 2012 – Lo scenario è sempre quello della crisi, ma l’industria italiana sa dove trovare un’uscita di sicurezza. La direzione è quella dell’export. E’ al di fuori dell’Italia infatti lo sbocco per il settore manifatturiero. Con le esportazioni a limitare la contrazione del fatturato. Questa l’analisi che emerge dall’ultimo studio sui settori industriali di Prometeia con Intesa Sanpaolo. Secondo il centro studi bolognese, il dato più importante sul piano competitivo arriva dagli Stati Uniti, verso cui le imprese italiane hanno indirizzato nei primi cinque mesi 2012 manufatti per oltre 10 miliardi di euro. Favoriti i beni di consumo, in particolare quelli del sistema moda, anche grazie al deprezzamento dell’euro che amplia la platea di potenziali acquirenti dei tradizionali beni del Made in Italy. Andamenti generali di mercato meno positivi ma con segnali incoraggianti per la competitività dell’industria italiana caratterizzano le esportazioni verso Cina e Germania. Anche se la prima, complice anche il rallentamento della domanda mondiale, ha intrapreso nei primi mesi del 2012 una forte correzione al ribasso delle importazioni di manufatti, in particolare nei beni più legati all’attività industriale, come meccanica ed elettrotecnica, condizionando così l’export complessivo italiano specializzato in questi settori. Dati estremamente positivi si segnalano invece per mobili, componentistica auto, farmaceutica e, soprattutto, sistema moda. Sembra, pertanto – sottolinea lo studio – "che gli imprenditori italiani stiano sfruttando al meglio la transizione dell’economia cinese verso un modello di sviluppo maggiormente incentrato sui consumi, realizzando importanti guadagni di quote sull’import cinese di questa tipologia di beni".E una flessione caratterizza anche le importazioni tedesche. Ma in questo caso i produttori italiani stanno reagendo con un’intensificazione degli sforzi per un maggior presidio di quello che resta il primo sbocco commerciale dell’Italia. Dati negativi provengono, invece, dalle esportazioni verso la maggior parte dei paesi dell’area euro. Ma secondo lo studio, nonostante le tensioni finanziarie internazionali, le condizioni di accesso al credito stanno lentamente migliorando.

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