Crisi economica: care banche, così non va!


La crisi c’è e morde. Anche a Reggio Emilia si registra un quadro allarmante: quasi il 50% delle piccole imprese prevede un netto calo del fatturato nel 2009. E’ certo che dall’attuale fase uscirà un sistema economico e imprenditoriale profondamente modificato; resisterà chi sarà in grado di continuare a innovare l’impresa e il proprio prodotto, il modo di stare sul mercato e non certo chi adotterà un atteggiamento del tipo “aspettiamo che passi la nottata”.Non basta giocare in difesa! Ne sono consapevoli le Istituzioni che stanno cercando di offrire rimedi e costruire soluzioni per essere pronti quando arriverà la ripresa, lo sanno molte piccole e medie Imprese che stanno dimostrando di non volersi “arrendere”, si veda ad esempio il successo dei bandi regionali dedicati all’innovazione delle piccole imprese (attraverso CNA 45 imprese hanno formulato richieste per tre milioni di euro). In realtà, oggi tutte le Imprese devono misurarsi con la gestione finanziaria e con l’accesso al credito le cui limitazioni rischiano di essere non tanto un effetto della crisi dell’Impresa ma la causa principale.Imprese sane, che tentano anche con successo di reagire alla crisi, finiscono con l’essere messe in ginocchio dalle difficoltà di accesso al credito.Un fenomeno che riguarda in gran parte le PMI che per loro natura hanno una capitalizzazione limitata ed hanno sempre affrontato il bisogno di liquidità e la gestione finanziaria, in un rapporto ordinario e quotidiano con la propria banca di fiducia.Oggi quel rapporto appare fortemente compromesso e la banca in passato partner ordinario dell’impresa diventa all’improvviso la fonte dei problemi.C’è una evidente contraddizione fra gli annunci di plafond milionari per la liquidità e gli investimenti delle PMI, le convenzioni con le associazioni imprenditoriali, le azioni di promozione degli istituti di credito con il reale comportamento sul campo.Sempre più riceviamo informazioni relative a richieste di rientro, riduzione dei fidi, diniego di mutui o prestiti che in passato non avrebbero avuto problemi, richieste di  ulteriori garanzie personali da aggiungere a quelle dei confidi e in un quadro di riduzione dei tassi di riferimento ci misuriamo con un aumento degli spread bancari.Diverse banche stanno adottando tecniche dannose per le imprese come quella di concedere il 50% del finanziamento richiesto per investimenti o la richiesta di una percentuale maggiore di garanzia ai Confidi. Non ci paiono atteggiamenti corretti da parte di chi ha dichiarato di voler essere partner di un territorio e del suo sistema produttivo!Siamo consapevoli che la crisi finanziaria ha reso più problematica l’azione di sostegno all’economia reale degli istituti di credito,  tuttavia crediamo occorra più coraggio e più coerenza fra le affermazioni e i comportamenti reali, in particolare occorre riconoscere le PMI sane in grado di  crescere e competere anche in una crisi grave come questa e continuare a sostenerle.Anche gli istituti di credito devono poi sapere che questa crisi accrescerà notevolmente la competitività fra le imprese ma anche fra le stesse banche e che alla fine resisterà chi non si arrende alla logica della crisi.Alle banche chiediamo di non buttare quel ruolo di partner delle piccole imprese che ha garantito il successo di questo territorio: loro sono parte integrante di quel lavoro di squadra necessario per uscire dal tunnel. Enti Locali e Camera di Commercio hanno messo in campo risorse e iniziative per abbattere i tassi e sostenere le garanzie. Come CNA abbiamo provveduto a rafforzare i nostri strumenti per la garanzia con la nascita di Unifidi, il confidi regionale unitario, ma ogni attore dovrà fare la propria parte.

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