Crisi della moda, 84 posti a rischio alla Aeffe


RIMINI, 8 APR. 2009 – Anche Aeffe, casa di moda della stilista Alberta Ferretti, sarà costretta a tagliare posti di lavoro. Almeno secondo i sindacati di categoria Femca-Cisl, Filtea-Cgil e Uilta-Uil della provincia di Rimini, che parlano di 84 tagli su 627 posti di lavoro nel polo riminese dell’azienda, a San Giovanni in Marignano. Il sindacato parla di "salvaguardia dell’occupazione e verifica costante della volontà dei lavoratori in merito alla trattativa in corso con l’azienda: questi sono i principi irrinunciabili con cui affronteremo anche la complessa riorganizzazione aziendale e il calo degli ordinativi che si va a prevedere anche per i prossimi mesi all’Aeffe. Nelle grandi aziende, più che nelle piccole, ci preoccupa che il rischio ricorrente è che la crisi venga usata anche come giustificazione per procedere a riorganizzazioni e tagli in modo unilaterale"."Ma non è questo il caso – replica il direttore generale dell’azienda, Marcello Tassinari – anzi noi abbiamo sempre agito di concerto con il sindacato con cui abbiamo ottimi rapporti e anche stima reciproca. Sono convinto che la trattativa si risolverà in maniera positiva. Del resto Aeffe non solo non ha mai avuto comportamenti antisindacali, ma è un’azienda solida e sana che vuole rimanete tale. Stiamo lavorando al processo che porterà ad un necessario taglio dei costi, ma collaboriamo attivamente con il sindacato".Il sindacato parla di "difficoltà gestionale organizzativa e congiunturale negativa di mercato accentuata da un calo significativo di ordinativi sulla stagione autunno – inverno 2009" che rende "difficili le previsioni di mercato sulla stagione in corso 2010. Negli incontri che si sono già svolti al tavolo della trattativa (il prossimo giovedÏ 9 aprile) la posizione sindacale è stata espressa in modo chiaro contrapponendo agli esuberi l’utilizzo di ammortizzatori di natura solidaristica a partire dai contratti di solidarietà e dalle risposte di stabilizzazione dei lavoratori con contratto a termine affinché possano usufruire degli ammortizzatori previsti dalla legge. I lavoratori hanno fatto la loro parte quando il settore moda era in espansione, ora quella ricchezza deve tornare in campo per non mandare perduto un patrimonio produttivo e professionale di qualità".

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