Crisi dei consumi, va sempre peggio per i dettaglianti


BOLOGNA, 24 OTT. 2012 – Le vendite si riducono del 5,3 per cento. Le famiglie riducono i consumi. È crisi acuta per il dettaglio specializzato in prodotti non alimentari (-6,8 per cento) e grave per gli esercizi specializzati alimentari (-4,8 per cento), mentre tengono iper, super e grandi magazzini (-0,1 per cento). Pesante l’andamento delle vendite per la piccola distribuzione (-7,3 per cento) e per la media dimensione (-6,5 per cento), ma è negativo anche per le imprese di maggiore dimensione (-1,8 per cento). Queste indicazioni emergono dall’indagine congiunturale sul commercio al dettaglio nel secondo trimestre 2012 realizzata in collaborazione tra Camere di commercio, Unioncamere Emilia-Romagna e Unioncamere italiana. Peggiora ulteriormente la tendenza negativa delle vendite del commercio al dettaglio, avviata con il primo trimestre 2008. La crisi si è riacutizzata a partire dalla seconda metà del 2011 e si è ulteriormente aggravata nel corso del secondo trimestre 2012. Da inizio anno, la diminuzione delle vendite è stata più rapida di quella che si era avuta nel quarto trimestre 2009. La crisi dunque è profonda e le imprese si attendono un ulteriore peggioramento. Così l’andamento complessivo. Le vendite a prezzi correnti sono diminuite del 5,3 per cento rispetto all’analogo periodo dello scorso anno per gli esercizi al dettaglio in sede fissa dell’Emilia-Romagna, segnando ancora un nuovo massimo dell’intensità della crisi. A livello nazionale, la situazione appare ancora più difficile (-7,5 per cento). L’aggravarsi della crisi ha determinato un accumulo delle giacenze. Il saldo dei giudizi delle imprese (eccedenti – scarse) è quindi sensibilmente peggiorato salendo all’11,1 per cento, un livello prossimo a quelli del 2° trimestre 2009. Nonostante la profondità della crisi, ci si attende un nuovo peggioramento. Non è particolarmente ampio, ma è peggiorato il saldo tra le quote delle imprese che prevedono un aumento e una diminuzione delle vendite per il trimestre successivo, pari a -7,6 per cento. Le tipologie del dettaglio. Ancora una volta è stato il settore del commercio al dettaglio specializzato in prodotti non alimentari ad affrontare le maggiori difficoltà, tanto da accusare una caduta delle vendite del 6,8 per cento, superiore a quella del 4,8 per cento subita dal commercio al dettaglio specializzato in prodotti alimentari. Infine, l’aggravarsi della caduta dei consumi ha interrotto la tendenza positiva delle vendite degli ipermercati, supermercati e grandi magazzini, che sono comunque rimaste pressoché stazionarie (-0,1 per cento). La dimensione delle imprese. L’andamento delle vendite continua a mostrare una correlazione positiva con la dimensione aziendale, anche se con una specie di effetto soglia. Nel primo trimestre è stato particolarmente pesante per la piccola distribuzione, da 1 a 5 addetti, che subisce una caduta del 7,3 per cento, e per le imprese di media dimensione, da 6 a 19 addetti (-6,5 per cento). L’acuirsi della crisi ha ridotto anche le vendite delle imprese di maggiore dimensione, da 20 addetti in poi, seppure in misura più contenuta (-1,8 per cento).Il registro delle imprese. Le imprese attive nel commercio al dettaglio al 30 giugno erano 48.115. Rispetto ad un anno prima la loro consistenza è leggermente diminuita (-0,9 per cento), a fronte di una sostanziale stabilità a livello nazionale (+0,1 per cento).

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