Crisi: Cisl e Fim vedono un settembre nero


BOLOGNA, 31 LUG 2009 – Settembre nero. Non è il titolo di un film ma quello che la Fim e la Cisl bolognesi prevedono alla ripresa dalla pausa estiva. Il sindacato è preoccupatissimo per ciò che avverrà in settembre nei diversi settori produttivi di Bologna e provincia. La crisi ha stravolto il tessuto industriale locale: 800 aziende dell’industria colpite, oltre 400 quelle artigiane e sono circa 30.000 lavoratori coinvolti. L’industria metalmeccanica continua a registrare situazioni molto preoccupanti di fermo produttivo con un utilizzo diffuso della cassa integrazione sia ordinaria che straordinaria, che è in deroga agli accordi firmati al tavolo della Regione e con un’accentuazione del rischio occupazione per migliaia di lavoratori."I dati in nostro possesso – dice Marino Mazzini, segretario Fim – lasciano presupporre che la situazione a settembre possa addirittura peggiorare. La preoccupazione è particolarmente rivolta verso le aziende medio-piccole, i cui fatturati sono calati del 40%-50%, che, dopo la chiusura per il periodo estivo, potrebbero addirittura non riaprire. Ogni giorno si aggiungono casi di aziende in crisi: Arcotronics (880 occupati di cui 460 circa in cassa integrazione), Minarelli (circa 350 addetti in cassa integrazione), Bonfiglioli (350 esuberi dichiarati), Verlicchi (contratto di solidarietà per 70 esuberi dichiarati) e Gruppo Graziano (1.700 addetti in cassa integrazione su tutto il territorio nazionale)".NO ALLA FIOM SULLE OCCUPAZIONI DELLE FABBRICHEAlessandro Alberani, segretario generale della Cisl, replica però alla Fiom Cgil che ieri ha annunciato l’occupazione delle fabbriche che licenziano: "Siamo molto preoccupati di quello che sta accadendo nel nostro territorio, ma la strada da perseguire è quella del dialogo non del conflitto. Non suona bene, in un momento di crisi, parlare di occupazione delle fabbriche, dovremmo piuttosto incalzare Unindustria e le Associazioni datoriali sul rispetto dei protocolli firmati in Provincia e in Regione che impegnano le imprese a salvaguardare il lavoro e l’occupazione".Su questo Alberani spiega l’incontro di ieri per fare il punto sull’impatto della crisi sul territorio, con gli assessori provinciali alle Attività produttive e al Lavoro, Graziano Prantoni e Anna Pariani e gli assessori comunali Luciano Sita (Attività produttive) e Plinio Lenzi (Commercio): "Siamo stati convocati per iniziare una riflessione congiunta su come affrontare la grave situazione del nostro territorio e costruire percorsi condivisi a favore del sistema produttivo locale e dell’occupazione. Il quadro è stato condiviso dalle parti istituzionali e sindacali, entrambi preoccupati per l’autunno, poiché la crisi colpisce in modo trasversale i diversi settori produttivi, in primis il settore metalmeccanico. L’incontro è stato costruttivo, già da settembre si dovranno mettere in campo azioni emergenziali e di medio periodo e su questo si è convenuto di partire dal Protocollo firmato in provincia nel marzo 2009 e dall’attuazione del Patto regionale. Siamo poi entrati nel merito di alcune questioni come l’individuazione di strumenti di sostegno al reddito per i lavoratori colpiti dalla crisi, azioni congiunte verso il mondo delle banche locali, un impegno ad investire nella formazione collegandola alla ricollocazione e non ultimo un’attenzione agli effetti che la crisi avrà sulle questioni sociali, vedi i lavoratori immigrati".Quanto all’unità sindacale, "nel marcare un giudizio positivo sui primi passi delle nuove Giunte, abbiamo bisogno di ragionare in una dimensione metropolitana – dice Alberani -. Dovremo poi aprire un confronto serrato con le imprese e, per fare questo abbiamo bisogno di un’azione unitaria con Cgil e Uil, azione che per ora è stata messa in campo in maniera positiva. La strada individuata dalla Cisl è quella del confronto e del dialogo perché in un momento così difficile per il Paese e per il nostro territorio c’é necessità di mettere in campo politiche di responsabilità". Sugli interventi per affrontare concorda anche Mazzini: "Occorre difendere il sistema industriale bolognese con politiche adeguate a tutto campo: politiche di sostegno agli investimenti e all’accesso al credito, condizionate da programmi di consolidamento industriale e piani sociali per l’occupazione da parte delle imprese. Va tutelata e sostenuta l’occupazione, patrimonio professionale e di conoscenza per le aziende e preziosa ricchezza per il territorio, con l’adozione generalizzata dei contratti di solidarietà alternativi ai licenziamenti e l’attuazione delle politiche attive del lavoro e della riqualificazione".

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