Crisi, cercasi via d’uscita


28 DIC. 2009 – Reggio Emilia è sicuramente tra le province dell’Emilia-Romagna che maggiormente stanno risentendo dell’impatto della crisi internazionale. Lo dicono gli ultimi dati di "Trender", l’indagine che periodicamente mette al microscopio i bilanci di più di cinque mila piccole imprese associate in regione e che sottolineano per Reggio un calo di fatturato del 24,10% nel primo semestre del 2009. Un risultato tra i più negativi in regione, il cui andamento, da aprile a maggio, va addirittura nella direzione del peggioramento."Non è normale che qui si registrino performance tra le peggiori, fino a un paio di anni fa Reggio Emilia stava dietro solo a Bologna e Modena". Ad essere preoccupato delle sorti delle imprese reggiane è Giorgio Allari, segretario della locale Cna, la terza in Italia quanto a numero di associati, visto che conta oltre 10.500 imprese socie e 8.300 pensionati ex lavoratori autonomi. "Essere in coda significa che, oltre agli effetti della crisi, c’è qualcosa di specifico nella realtà reggiana che non funziona e che va indagato – spiega Allari – Qualcosa che riguarda il nostro modello di sviluppo, la nostra imprenditoria e il rapporto con le istituzioni." Giorgio Allari è al suo quarto anno come segretario provinciale, per tre mandati ha ricoperto anche la carica di segretario regionale, un periodo difficile come quello attuale è la prima volta che si trova ad affrontarlo in trent’anni di Cna. Ci sono settori che non sono stati coinvolti dalla crisi?Una caratteristica di questa crisi è l’aver messo in difficoltà non solo le imprese più piccole e meno forti finanziariamente, ma anche quelle più strutturate, più internazionalizzate. Ha colpito a 360 gradi senza fare distinzioni nemmeno tra i settori. Anche se le differenze ci sono: la meccanica ha un calo del meno 30%, il manifatturiero registra un meno 24%. Molto meglio, in confronto, è andato l’alimentare, con un calo intorno al 2%, l’edilizia si è fermata a un meno 5% e i servizi sostanzialmente hanno tenuto, anche se per loro il periodo nero potrebbe iniziare nel 2010.Com’è la situazione dei lavoratori delle vostre imprese associate?Per ora gli ammortizzatori sociali stanno funzionando. Il fondo Eber, che è fornito dall’ente bilaterale formato dalle associazioni di categoria e dai sindacati, si è esaurito a maggio, ma successivamente è stato sostituito dall’intervento della Regione, attraverso la cassa integrazione in deroga. Il problema è che i dati della Cna mi dicono che nel solo mese di novembre 2009 trenta imprese a Reggio Emilia hanno fatto ricorso alla cassa integrazione. Un tale aumento erano mesi che non lo vedevamo. Quali imprese chiuderanno tra quelle che sono in difficoltà?Sta in piedi chi ha più patrimonializzato, chi ha più riserve e chi riesce ad avere un rapporto con le banche ancora soddisfacente.Com’è il rapporto tra imprese e istituti di credito?Difficile, le banche sono anch’esse in difficoltà e devono far tornare i propri conti. In situazioni del genere non guardano in faccia nessuno. Le imprese spesso sono anche svantaggiate dall’applicazione degli accordi di Basilea 2, il che vuol dire per loro vedersi assegnare in automatico dalla banca rating penalizzanti. Ma nonostante ciò vediamo tutti i giorni imprese che fanno di tutto per tenere aperto e per non licenziare. E lo fanno indebitandosi a pesanti condizioni, col rischio che al minimo incidente la banca li abbandoni.Alle banche le imprese si rivolgono principalmente per richieste di liquidità. Di investimenti non se ne parla…All’incirca il 75% delle imprese bussa alla porta degli istituti per problemi di liquidità o di consolidamento del debito. Il restante cerca di occupare questo periodo facendo investimenti, comprando nuovi macchinari, tentando nuovi mercati. Non è che siamo nell’immobilismo più assoluto, però è chiaro che negli anni passati le richieste di impieghi per investimenti erano molto di più.Per andare incontro alle difficoltà finanziarie delle imprese cos’ha fatto Cna?Abbiamo cercato accordi con la banca su condizioni più favorevoli e abbiamo dotato i consorzi fidi di risorse necessarie a garantire richieste di prestiti da parte delle imprese. Quando una di queste fa una richiesta a una banca e mette come garanzia, oltre che il proprio patrimonio, anche una copertura da parte di un consorzio fidi, l’erogazione del prestito diventa molto più facile.Il rapporto tra imprese e enti locali, invece, com’è?A livello regionale e provinciale l’emergenza è stata affrontata con risultati positivi. La copertura sugli ammortizzatori sociali e sui consorzi fidi non è venuta a meno. Manca però un progetto sulla ripresa. Non ci sono risposte su come uscire da questa crisi e su come Reggio si collocherà nel mercato internazionale, in un panorama le cui gerarchie stanno per essere profondamente cambiate. Non sappiamo se i nostri mercati saranno ancora quelli attuali, oppure se bisognerà spostarsi altrove. La massiccia presenza del manifatturiero un tempo era la nostra forza, ora ci sta penalizzando. Come sarà domani? Dobbiamo spostarci maggiormente sui servizi? Si tratta di analisi che ancora mancano, anche a livello locale. Per non parlare di quello nazionale dove non esiste nessuna strategia di uscita dalla crisi, nessuna politica industriale, mentre permangono una politica economica e fiscale penalizzanti per il nostro tessuto produttivo.

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